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RISPONDERE INNANZITUTTO ALLE ESIGENZE DEGLI AMMALATI
È assai difficile opporre motivazioni credibili al “grido di dolore” lanciato dall’Associazione Pina Simone, attraverso la parole sferzanti del Presidente Francesca Angelucci, che difende la struttura oncologica del Presidio ospedaliero Ciaccio dal trasferimento al Campus di Catanzaro, a Germaneto.

Nei giorni scorsi, più voci, da tutti gli schieramenti, si sono levate per sollevare dubbi e perplessità su un trasferimento che, ai più, probabilmente, è apparso burocratico e funzionale a provvedimenti amministrativi, pur importanti e legittimi, ed ho difficoltà ad esprimere una opinione che possa essere interpretata come strumentale e dettata da opportunismo.

Su un punto occorre fare chiarezza, anche rispetto a quanto avveniva in passato, ed occorre una risposta –come sollecitato dall’associazione Pina Simone- ad una domanda semplice ed allo stesso tempo drammatica: gli accorpamenti, i trasferimenti, le razionalizzazioni, le pur doverose “integrazioni”, i tagli, sono realmente al servizio dei cittadini e nel caso specifico dei malati oncologici?

Nei giorni scorsi sono stato sollecitato da alcuni di loro ad assumere una posizione pubblica per difendere gli operatori e la struttura del Ciaccio da qualsivoglia modifica e di “conservare” ciò che esiste e che funziona al meglio: perché non è possibile dar loro ascolto? È possibile, ad un tempo, porre come fine ultimo il pur legittimo e largamente condivisibile obiettivo di un unico polo oncologico regionale senza smantellare e “trasferire” la struttura operante al Ciaccio e la cui efficacia ed efficienza è universalmente riconosciuta?

Sono giorni difficili per la Calabria e l’incedere degli avvenimenti ne delinea tratti foschi ed oscuri al punto da non poter più immaginare speranza e futuro; sulla Sanità, ogni giorno, e non solo dal Tavolo Massicci, arrivano notizie non rassicuranti insieme a quelle che si intrecciano con le cronache giudiziarie.

Intanto, domani, 2 dicembre, al Consiglio regionale della Calabria, i Sindaci del comprensorio del Reventino porteranno, anche in questo caso, e l’elenco potrebbe essere lunghissimo, ancora una volta, la “voce” di migliaia di cittadini che invocano la difesa dell’Ospedale di montagna di Soveria Mannelli. E come non interrogarsi del perché, mai come adesso, esiste una drammatica frattura tra i cittadini ed i loro bisogni e quelle istituzioni che dovrebbero fornire loro risposte e soluzioni autentiche.

Attenzione! Se si indebolisce la difesa di diritti e bisogni incomprimibili si spegne la democrazia e si svuotano le sue rappresentanze ed allora non ci sarà spazio se non per la disperazione, il malaffare e le scorciatoie che, spesso, nascondono obiettivi inconfessabili ed inconciliabili –come si incaricano di rivelarci le ultime drammatiche vicende giudiziarie– con la “normalità” democratica, scomparsa, e da tempo, dal nostro orizzonte. 

Pasquale Mancuso – Coordinatore provinciale PD Catanzaro

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