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Nonostante le varie riunioni sulla sanità prodottesi con l'ausilio di sindaci, comitati, "pellegrinaggi" a Roma da Leoluca Orlando, pare che per l'ospedale buone nuove non c'è ne siano.

Al di là delle enunciazioni mediatiche, di tangibile nulla si percepisce.

Le cose sono come stavano, anzi peggio, visto che per alcuni dipendenti lo spostamento a Lamezia per esigenze di servizio sta scritto sui vari dispositivi che di recente sono giunti all'ospedale e quindi hanno legittimato le ulteriori trasmigrazioni.

Perlopiù, nulla si conosce sulla sorte della diagnostica, ovvero, radiologia e laboratorio analisi. Se non le fantomatiche ipotesi di telemedicina che a noi non ci convincono.

Nulla si sà, sull'implementazione tecnologica, Tac multislide (promessa in pompa magna da Mancuso), tapis roulant, ecografo, holter e via discorrendo.

Nulla è stato fatto per le consulenze quotidiane di chirurgia, ortopedia e ginecologia (anche queste nell'elenco delle promesse), dove nessun professionista ha mai stazionato, nemmeno in ha8, in ospedale.

 Nulla si sà della cardiologia. Della pediatria. Parole molte e fatti inesistenti.

 Sarebbe tutto nella norma, perché oramai funziona così, tranne se un numero impietoso ci porta alla ragione.

 E ad oggi quel numero dice 73.

Mancano settantatre giorni alla fine della fase dell'emergenza urgenza, dicotomie conosciute, che fanno paura, poiché fissano un termine.

 Un termine di valutazione che potrebbe prefigurare criteri nefasti, dove le colpe di mancusiana convinzione stanno tutte a Soveria. Equazione?

Noi all'ospedale non ci andiamo più e quindi lo stiamo chiudendo noi.

 Non è così ovviamente. Ma la ragione sta dalla parte di chi il coltello c'è l'hà dalla parte del manico.

Mancuso ci inquadra in questo modo, dopo che, con decine di provvedimenti ha affossato la struttura promettendone una, alternativa piena di contenuti, da lui stesso ipotizzata e garantita  che non è mai sorta.

 Ora siamo al countdown, manca poco.

Per il Direttore Generale non è un problema, poiché il compitino è stato svolto, la lode è arrivata e quindi è pronto per il salto di categoria.

 Poco importa se ha addosso tutto il sindacato, i sindaci, i comitati, i fatidici "samurai" e molti degli stessi medici (quelli in pensione) che sono liberi di dire quello che pensano; quelli operativi, per ovvie ragioni non parlano (non possono).

Mancuso come molti speravano non sarà cacciato, ma chi di competenza lo rimuoverà, facendo largo a qualcun altro.

Per Mancuso (da quanto spifferano gli uccellini) si aprono nuovi orizzonti, dovrebbe occuparsi della costruzione dei nuovi ospedali.

 Quei quattro nuovi ospedali promessi e che arrancano a farsi.

 Nel vibonese, c'è "zona grigia" sui terreni del "costruendo" ospedale. E per gli altri non sono rose e fiori.

Non sarà facile per Mancuso occuparsi di questo. Ma se egli se ne andrà, cosa succederà e chi verrà al suo posto? La cosa che preme di più è quella di comprendere se l'atto aziendale sarà blindato prima della "dipartita" del manager e con quali criteri, ovvero con quali eventuali modifiche.

Non faccia il gambero Mancuso, poiché molti argomenti non si reggono, specie sull'ospedale di Soveria, che da quanto trapela avrebbe fatto nel solo laboratorio circa 197.000 prestazioni, contro le poco più di 400.000 di Lamezia, che a differenziazione demografica la dice lunga sulla ragione di chiudere un laboratorio per risparmiare. Non risparmia nulla caro manager, ma provoca solo un danno all'azienda che ha guidato. Qui, in questo comprensorio perderebbe la fascia cosentina che andrebbe a Cosenza (altra asp) e la fascia catanzarese che andrebbe a Catanzaro (altra Asp) prefigurando il tracollo dell'Azianda Sanitaria Provinciale, impropriamente detta, quando fosse stato più giusto chiamarla Azienda Sanitaria Lametina.

 E proprio perché mancano 73 giorni, noi probabilmente ci giocheremo l'ultimo asso nella manica, quello che finora non si è giocato nessuno.

Quello che chiederà lumi a livello istituzionale. Allora, non ci saranno ne promesse ne smentite. Un passo che faremo come comitato, dove chiederemo anche le firme ai cittadini, ma solo per un supporto ulteriore, e non perché la valenza ne potrebbe risentire.

 Sarà la nostra legittimazione delle tante battaglie, perché alla fine lo scrupolo non ci può certo restare sul groppone.

Il Comitato

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