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Nel corso della conferenza stampa tenutasi lunedì U.S. alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, alla presenza del procuratore Prestinenzi, del colonnello dei carabinieri Naselli comandante del reparto operativo dei carabinieri del comando provinciale di Catanzaro e del tenente De Biasio, comandante della compagnia dei carabinieri di Soveria Mannelli, gli inquirenti hanno confermato che le telecamere di videosorveglianza all’interno e all’esterno del Bar hanno filmato tutte le fasi dell’omicidio. Altri elementi gli inquirenti li hanno raccolti da alcune testimonianze.

Secondo la ricostruzione, Giovanni Mezzatesta ed il padre Domenico, si sarebbero recati al bar del Reventino per incontrare le due vittime. Dalle immagini si vedono Iannazzo e Vescio seduti a bere insieme ad altre due persone. Quindi arrivano i Mezzatesta che si siedono allo stesso tavolo ed iniziano a discutere con le vittime. A questo punto padre e figlio estraggono entrambi una pistola e mentre Giovanni esce dal locale, il padre comincia a sparare contro i due provocando il panico nel locale e la fuga dei clienti. Giovanni Mezzatesta torna quindi nel bar e colpisce con un calcio al volto Vescio che sta provando a reagire. Quindi tenta di sparargli ma la pistola si inceppa. Domenico Mezzatesta, a questo punto, spinge il figlio fuori dal bar e spara un colpo di grazia in testa alle due vittime. Padre e figlio, infine, fuggono ognuno a bordo della propria auto. Le indagini degli investigatori puntano adesso a chiarire il movente del duplice omicidio.

Gli inquirenti non escludono l'ipotesi di possibili minacce rivolte alla famiglia Mezzatesta da Vescio e Iannazzo, proprio nel locale in cui è avvenuto il delitto. Altra pista seguita è quella di una vendetta per una bomba fatta esplodere da sconosciuti sotto la finestra dell’abitazione dell’ex vigile a settembre 2012. Dietro l’attentato dinamitardo potrebbe esserci secondo gli inquirenti un tentativo d’estorsione.

I carabinieri di Soveria Mannelli sono sulle tracce di Domenico Mezzatesta, vigile urbano in pensione, mentre il figlio Giovanni, fermato dai carabinieri, comparirà oggi davanti al giudice delle indagini preliminari del Tribunale lametino su disposizione del sostituto procuratore Domenico Galletta.
«Giovanni Mezzatesta -spiega il legale avvocato Francesco Pagliuso- certamente è estraneo ai fatti perché, ove mai fosse stato presente sul posto, non è stato con sicurezza lui a sparare, come dimostra la circostanza che non è stato sottoposto allo stub e cioè alla prova scientifica per verificare la presenza di polvere da sparo sugli indumenti e sul corpo. Questo a conferma che evidentemente Giovanni Mezzatesta è rimasto completamente estraneo alla dinamica omicidiaria».

La comunità è attonita, un fulmine al ciel sereno nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo del genere, Giovanni giovane imprenditore nel settore dei serramenti in alluminio, era conosciuto come una persona mite, cordiale sempre disponibile, volontario della protezione civile comunale, proprio nei giorni scorsi era alla guida dello spazzaneve per rendere transitabili le vie del paese.

  

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