Difficoltà Turistico il primo tratto e più impegnativo il rientro.
Lunghezza e dislivello 5,2 Km 195,00 m da 1160,00 m s.l.m. a 1355,00 m s.l.m.
Tempo di percorrenza Circa 1h 50 min.
Segnaletica Nessuno ma con percorso facilmente individuabile.
Verifica Percorso a novembre 2008
Equipaggiamenti Abbigliamento comodo e scarpe con suole antiscivolo
Caratteristiche generali Il percorso è ad 8 oppure in alternativa il ritorno può ripercorrere l’andata, trasformandosi in una passeggiata più rilassante. Si percorrono per tutto il tragitto stradine sterrate ben individuate. L’unica difficoltà è rappresentata dall’ultimo tratto caratterizzato da salite con pendenza abbastanza accentuata.
Descrizione del percorso e indicazioni Percorri la strada che si dirama dal Passo di Acquavona verso la cima del Monte Reventino. Dopo il tratto rettilineo e pianeggiante, un paio di tornanti in salita ed un altro breve tratto e trovi in un tornante a sinistra da cui si dirama una strada sterrata a destra. L’indicazione all’intersezione è Pietre di Vota. Puoi lasciare qui la macchina e proseguire a piedi. Dopo un primo tratto in lieve discesa raggiungi una prima curva a destra e subito dopo, circa due o tre metri a monte trovi la fhuntana ‘e Colacìnu[1]. Procedi sempre sulla strada ma guardati intorno perché puoi vedere a sinistra prima pochi resti e poi un rudere di casella[2] realizzato con muratura di pietre. Trovi a destra una vecchia tabella realizzata dalla Comunità Montana che riproduceva la vista panoramica da quel punto ora non più visibile per la vegetazione e dava indicazioni sulle località ai tuoi piedi. Dopo qualche decina di metri inizia il belvedere. Il paesaggio prima arricchito da pini e castagni diventa ora brullo, pietroso e caratterizzato solo da arbusti bassi. Si apre a destra la valle di Decollatura ed intorno da sinistra Soveria, Carlopoli, la Presila Catanzarese ed il Monte Tiriolo. Più avanti a destra u cuazzu pilatu[3], un’area rocciosa più elevata da cui si può ammirare meglio lo stesso panorama. Questo nome del luogo è diventato di uso comune negli anni ’70, mentre prima e per i Tumanijari[4] è rimasto ‘u pisciaturu d’u lupu[5]. Torna indietro e continua sulla strada principale, percorri qualche centinaia di metri in discesa e poi devia sulla destra alla prima stradina. Segui la strada attraversando un primo tratto abbastanza aperto perché recentemente disboscato e poi ti immergi in una pineta. Arrivi alle famose “antenne di Saverio Rizzo”, ripetitori di alcune reti televisive e radiofoniche date in gestione al tecnico anche proprietario del terreno e che quindi le identifica. La stradina passa attraverso i tralicci ma purtroppo non riesci ad avere una vista suggestiva per la presenza dell’alta vegetazione. Continua e ti immergi di nuovo nella pineta e raggiungi nuovamente la stradina principale che hai lasciato prima. Hai compiuto un anello e ora devi ripercorrere la stradina in salita fino a ritrovarti sul cuazzu pilatu. Finita la pineta puoi decidere di rientrare ripercorrendo la stessa strada dell’andata oppure puoi deviare a destra per la stradina in salita. Il percorso è alquanto ostico per due lunghi tratti in salita. Le bellezze di questo tratto che alterna salite a tratti pianeggianti è di tipo naturalistico. Attento ai particolari del bosco, ai funghi, agli speroni di roccia e al silenzio. Questa deviazione è lunga circa un chilometro e mezzo e si conclude con una lieve e breve discesa congiungendosi alla strada asfaltata in prossimità di uno degli ultimi tornanti nei pressi della cima del Monte Reventino. Per rientrare devi scendere percorrendo la strada asfaltata. A parte i pini infetti dalla processionaria puoi notare dei particolari rocciosi, una delle tante ghiacciaie, buche in cui anticamente si ammassava la neve che così ghiacciava e si conservava a lungo, il panorama che diventa particolarmente spettacolare in prossimità del belvedere roccioso che si apre sulla destra attrezzato da una staccionata in legno, proprio in prossimità dell’anemometro posizionato per lo studio delle correnti ventose e per l’istallazione di un’eventuale pala eolica. Scendi ancora per qualche metro e ritrovi la macchina.
[1]fhuntana ‘e Colacìnu | fontana di Colacino, dal nome della località in cui si trova. [2]casella | costruzione usata per raccogliere ed essiccare le castagne da conservare e poi sfruttare durante l’inverno. [3]u cuazzu pilatu | promontorio brullo. [4]Tumanijari| abitanti di Tomaini. [5]‘u pisciaturu d’u lupu| orinatoio del lupo.