Sulla questione riguardante l’istituzione del Parco del Reventino, si è creato un clima ormai insopportabile che è arrivato a sfiorare l’aggressione fisica, nonostante la proposta di legge istitutiva non sia stata approvata dal Consiglio regionale della Calabria per decadenza della legislatura.
Su ogni questione, in democrazia, si possono legittimamente avere idee pareri programmi diversi e il confronto aperto, civile e onesto è essenziale per arrivare a scelte consapevoli da parte dei cittadini e delle istituzioni.
Quando si sceglie, però, il terreno della mistificazione, della disinformazione, della falsificazione e dell’aggressione che arriva a sfociare quasi nella violenza fisica, allora significa che si cerca deliberatamente lo scontro per evitare il confronto di merito e non la migliore soluzione possibile per il territorio interessato. Questo è intollerabile.

Sull’argomento, come noto, vari personaggi hanno deliberatamente diffuso notizie false sugli effetti della costituzione del Parco, creando paure e procurando allarmi infondati.

Si è sentito dire, spesso con toni virulenti, di tutto: che i terreni sarebbero stati espropriati; che non si sarebbero più potuti tagliare gli alberi; che non si sarebbe potuto transitare sulle strade di campagna e non si sarebbe potuta realizzare nessuna nuova costruzione. Tutte fandonie che hanno contribuito ad esasperare il clima al punto, che in una recente assemblea, chi si è schierato a favore del parco è stato oggetto di aggressioni, in un clima di illegalità e violenza che fa comodo solo a chi la legge non la vuole rispettare.
Gli artefici di questo clima devono sapere, in primo luogo, che queste loro modalità non intimidiscono nessuno e che nessuno li seguirà sul terreno delle provocazioni. Anzi, per quanto ci riguarda, li invitiamo ad un confronto serrato e civile sui contenuti con tempi e modalità comunemente stabilite, nel rispetto degli interlocutori, di fronte a tutte le comunità interessate.

Appare sempre più chiaro, infatti, che dietro la mancata approvazione della legge regionale sul Parco del Reventino e sugli altri parchi, ci sono solo interessi poco chiari che preludono solo ad un vero e proprio piano di saccheggio dei nostri territori.

Comincia ad emergere una strana alleanza che ha di fatto lavorato per ostacolare la costituzione del Parco.

Sotto un’unica bandiera si sono ritrovati portatori di interessi diversi e , in prospettiva difficilmente conciliabili: alcune ditte collegate all’affare delle biomasse, bande di cacciatori che ripopolano illegalmente il territorio di finti cinghiali, soggetti interessati alle speculazioni delle torri eoliche e, in maniera anomala, il Circolo del Partito Democratico di Decollatura.
Va sottolineato, perché, per molti versi, incredibile, il comportamento del PD di Decollatura.
Questo partito, latitante quando in consiglio comunale è stata votata l’adesione al parco, si è svegliato all’improvviso dal suo permanente letargo.

Di colpo, con un imprevedibile scatto, il suo capogruppo in consiglio comunale, neo appassionato cacciatore di cinghiali, ha avanzato , come primo firmatario, la richiesta di revoca della stessa delibera,dopo essersi messo di traverso rispetto all’operato della Giunta Regionale della Calabria a guida Pd e con molti assessori Pd ed in aperto contrasto con l’operato degli amministratori, sia di maggioranza che d’opposizione, appartenenti al Pd dei Comuni che hanno sostenuto l’approvazione del Parco (Carlopoli, Motta Santa Lucia, Lamezia, Conflenti, Soveria Mannelli, Serrastretta, Tiriolo, San Pietro Apostolo).

E così il nostro Paese e l’intera area del Reventino, rischiano di restare nelle condizioni che conosciamo: una zona in pieno declino economico e occupazionale, con i suoi monti e boschi sempre più TERRA DI NESSUNO,.
Una condizione ideale per il fiorire delle tante illegalità di ogni sorta: dall’inquinamento genetico provocato dai ripopolamenti incontrollati di finti cinghiali, ai boschi devastati, alle strade forestali impercorribili, ai furti di legname ai danni dei tantissimi proprietari che non frequentano più i loro boschi o che non sono in grado di riconoscere i confini dei loro fondi.

L’Ente Parco avrebbe potuto e può ancora diventare il motore di uno sviluppo sostenibile del comprensorio, una svolta in termini di valorizzazione delle risorse naturali, culturali, economiche e sociali, di promozione delle produzioni tipiche, di manutenzione e controllo del territorio, di impulso alle attività turistiche ormai ridotte ai minimi termini, di difesa del paesaggio, di recupero dei centri storici che, continuando così, fra qualche anno saranno ridotti a cumuli di rovine.

Questa vicenda, naturalmente, non chiude la partita. Anzi tutt’altro, perché può rendere partecipe e protagonista di una possibile rinascita dell’intera area, tutta la cittadinanza dei comuni interessati.

E’ auspicabile, e noi lavoreremo per questo, che istituzioni, associazioni e abitanti del territorio costruiscano un movimento consapevole per arrivare al più presto ad un’iniziativa condivisa per l’istituzione del Parco. Noi ci impegniamo a fornire proposte e documentazioni puntuali per fare chiarezza, fugare paure e allarmi infondati sull’argomento. Anzi facciamo di più.

Invitiamo, come sopra detto, il gruppo che ha avversato il progetto, nel rispetto delle persone e delle regole della civiltà e della democrazia, a più confronti pubblici di merito, da programmare congiuntamente.