Poche ore di pioggia hanno messo in ginocchio l’intera Calabria provocando ingenti danni dal mare alle montagne. É tutta colpa del dissesto idrogeologico….ma cos’è? Cosa significa? Chi lo provoca? Di chi è la colpa? Con chi ce la possiamo prendere?

É semplicemente lo stato di degrado del territorio segnato da frane, dilavamenti, erosione dei litorali, allagamenti. Il nostro territorio, che già naturalmente è poco fortunato perché interessato da numerosi sistemi di faglie ed altamente sismico, risulta ancora più colpito perché noi, grazie all’incuria e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse, ne stiamo accelerando la distruzione. La risposta riguardo alle responsabilità è evidente: prima di tutto con noi stessi e poi, salendo su, con chi ci rappresenta ed amministra il nostro territorio ai vari livelli.

L’analisi più immediata e logica ci porta a riflettere sullo stato di degrado socio-economico che ci ha costretto ad attingere senza regole alle “risorse del territorio”. La forte riduzione di contributi per i servizi primari, come la sanità, l’assistenza, la mobilità collettiva, l’istruzione ma soprattutto la mancanza crescente di prospettive occupazionali ci hanno spinto ad uno sfruttamento indiscriminato delle uniche risorse a nostra disposizione. Chi ci governa chiama spese i nostri bisogni per essere autorizzato a tagliare e noi dobbiamo industriarci a sopravvivere. Probabilmente la nostra colpa è solo la mancanza di lungimiranza; spinti dal bisogno pensiamo all’immediato tralasciando che domani vivremo in un luogo sempre più povero perché avremo sciupato tutta le nostre peculiarità.La Calabria ha senza dubbio una ricchezza ed una varietà di risorse ambientali, storiche e culturali uniche e la zona di Decollatura contribuisce a pieno titolo a queste singolarità.

Il nostro territorio ha punti di forza eccezionali: area strategicamente perfetta a metà strada tra il mare e la Sila , caratterizzata da una presenza preponderante di boschi e da molti ruscelli che confluiscono nei fiumi della zona, ampi terreni adatti all’uso agricolo e pastorale. La presenza sovrastante del massiccio del Reventino che contribuisce ad assicurare un clima fresco completa la descrizione sommaria di uno scenario potenzialmente unico e di un ambiente accogliente. Purtroppo, mentre in passato il nostro paese è stato il luogo ideale per passare tranquille vacanze, negli anni queste opportunità non solo sono state trascurate, ma azzerate dalle varie amministrazioni locali. Proprio questo modo di gestire è stato ed è il punto negativo più preoccupante. Le caratteristiche e le prerogative naturali del nostro paese sono la vera risorsa e per questo dobbiamo trovare risposte compatibili con esse. É necessario guardare un po’ più lontano nel tempo. Studiare delle soluzioni per la gestione dei nostri boschi che devono assicurare stabilità alle dorsali e contemporaneamente permettere la crescita delle imprese del settore; risollevare l’agricoltura perché i prodotti di quest’area tornino ad essere sinonimo di qualità, perché siano facilmente commercializzabili e perché questa attività rappresenti nuovamente una valida prospettiva occupazionale; riorganizzare tutti i servizi (e non le spese: viabilità, scuola, assistenza, acquedotti, rifiuti, fognatura ecc) a livello comprensoriale, per assicurare un buon livello di soddisfazione degli utenti, contenendo i costi e contemporaneamente dando la giusta dignità ai lavoratori.

Questo ragionamento ci porta in un’unica direzione, mettere al centro di ogni azione amministrativa il nostro territorio, nessun progetto, pubblico o privato, dovrà prescindere da questa idea. Dobbiamo avere il coraggio di avviare un processo di riconoscimento e rivendicazione collettiva di beni e servizi giudicati indispensabili e insostituibili, coscienti che la gestione dei beni comuni deve seguire due semplici principi: la giustizia distributiva e la preservazione nel tempo.