Decollatura: duecento anni di intensa storia

di FULVIO MAZZA
tratto da Storicittà N. 107

La difficile etimologia del toponimo — Le approfondite ricerche degli storici Pietro Bonacci, che è stato il primo serio studioso della storia del territorio lametino e Mario Gallo, che tali studi ha ampliato ed esteso, con uguale rigore scientifico, hanno spesso indagato sull’etimologia del toponimo senza, però, riuscire a fornire un’opinione certa. Le ipotesi sostenute a riguardo dai due citati storici sono infatti molteplici e spesso in contrasto tra loro. Tutte partono da un sostantivo latino: colles oppure decollatorium.
Nel primo di questi due casi, quello relativo a colles, risulta assai improbabile che la presenza di colline (colli) abbia originato il toponimo stesso. Tali improbabilità risiedono in ragioni geografiche, oltre che storico-linguistiche. Ciò che caratterizza il territorio è, infatti, lo spazio a valle delimitato da formazioni che sono molto più montuose anziché collinari.
Bonacci e Gallo, accreditano con maggior forza la derivazione del toponimo dal secondo sostantivo latino, decollatorium, che intende designare il luogo dove è avvenuta una decapitazione particolarmente eclatante. Non si hanno certezze documentali riguardo all’evento storico di riferimento; l’ipotesi più probabile è sostenuta soprattutto da Gallo che si tratti di un avvenimento collegato all’aspra battaglia tra Pirro e i Mamertini.[1] Vengono comunque anche ipotizzate, ma con minor forza, analoghe connessioni relative a sanguinose azioni perpetrate dai Saraceni (in particolare ad un presunto vescovo di Tiriolo, o comunque a un prelato rifugiatosi nella medesima cittadina) nonché a cruenti scontri tra Normanni e Svevi.[2]
Decollatura prima di Decollatura — Il toponimo Decollatura, sia pure in una dizione diversa e cioè Decollatoria, compare in documentazione scritta del XII e XIII secolo.[3] Il nome sta ad indicare un complesso territoriale attribuito al monastero di S. Maria di
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Immagine di Decollatura risalente agli anni Venti:
Casenuove, Corso Vittorio Emanuele
Corazzo; ma fino al XVI secolo non si ha alcuna notizia che la località abbia accolto una qualche forma di insediamento umano. Nel corso del 1500, il territorio fa parte dell’università (antica denominazione del comune meridionale) di Motta Santa Lucia. Tale territorio, a sua volta era attribuito, per tutta l’età moderna, alla contea di Martirano. Un villaggio, quest’ultimo, che proprio nel 1500, partecipando del forte aumento demografico europeo, dà segni di una notevole vivacità, triplicando — tra il 1532 e il 1561— la sua popolazione.[4] È sicuro che nella seconda metà del secolo un certo numero di coloni, provenienti da Motta Santa Lucia o dalla stessa Martirano, si posta verso l’ampia zona dal passo di Acquabona fino a Panettieri e alle porte di Scigliano. Si tratta di un’aerea indicata come luoghi montani nelle relazioni ad limina dei vescovi di Martirano. Di questi spostamenti, per lungo tempo a carattere stagionale (dalla primavera alla fine dell’estate), i vescovi sono ben informati, poiché le terre coltivate dai coloni e su cui esercitano il pascolo appartengono alla Mensa vescovile o alla chiesa abbaziale di Motta Santa Lucia.[5]
Nel 1666 e nel 1669, in due relazioni vescovili, si parla dell’esistenza di sei chiese rurali e si afferma che Motta Santa Lucia aveva «regioni montane piene di numerosi coloni, per istruire i quali vengono mandati spesso alcuni sacerdoti».[6]
A fine Seicento i villaggi rurali assumono un carattere permanente, tanto che in una relazione di mons. Michelangelo Verardi del 1699 si ricorda che «alla distanza di quattro miglia da Motta, ci sono 400 coloni, che durante l’inverno, non avevano alcuna assistenza spirituale. Ora sono riuscito a persuadere l’Abate di Motta a mandare un sacerdote nella chiesa di San Bernardo, con l’incarico di assistere quei coloni permanentemente».
San Bernardo appare, all’epoca, il più grosso degli insediamenti rurali e risulta che lo stesso vescovo vi avesse fatto costruire una sua residenza estiva, definita, dal suo successore «comoda e lussuosa», nonché altre case per ospitare nuovi coloni incoraggiati a trasferirsi nel tenimento di Decollatura.
Nel 1707, infine, mons. Rigetti eleva San Bernardo a parrocchia.[7]
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una panoramica di Decollatura degli anni Venti:
Casenove con la stazione ferroviaria.
A metà Settecento si delineano a Decollatura quattro villaggi rurali. Oltre a San Bernardo, infatti, sono ormai ampiamente citati Adami, Cerrisi, Casenuove e Tomaini. In una relazione di mons. Spedalieri si sostiene che nell’anno 1764 gli abitanti di Decollatura (cioè del complesso dei villaggi rurali) sono 1.750.[8] Il rapido incremento demografico, in questo nuovo centro, è evidenziato dal confronto con Motta Santa Lucia (villaggio d’origine di gran parte dei coloni) che, all’epoca conta, invece, solo 1.350 abitanti.[9] All’inizio dell’Ottocento il vescovo di Martirano eleva a parrocchie le chiese rurali di Adami, Cerrisi e Casenuove. Anche sulla base di ciò, i decollaturesi chiedono all’università di Motta Santa Lucia — circoscrizione amministrativa da cui il tenimento di Decollatura dipende — il riconoscimento della loro autonomia e la nascita di una nuova università.
La nascita della cittadina — Il 29 aprile 1802, con atto del notaio Perri, viene sanzionata la separazione dall’università di Motta Santa Lucia e la nascita della nuova università di Decollatura alla cui guida va il sindaco Giuseppe Scalzo.[10] I documenti di fondazione delle parrocchie offrono altresì uno spaccato della società decollaturese; essi evidenziano una maggioranza costituita da bracciali (contadini), una minoranza costituita da massari di buoi e proprietari terrieri, che si attribuiscono il titolo di magnifico e che esprimono qualche figura di rilievo nel campo delle libere professioni.[11]
L’avvento dei Francesi nel Mezzogiorno, con le profonde trasformazioni apportate nello stato e nella società, sostanzia di nuova forza la vita amministrativa autonoma di Decollatura. Il nuovo comune, infatti, costituisce i suoi registri di stato civile (il primo, quello dei nati, è del 1810), formula i suoi bilanci (si conosce quello del 1813) e, ai fini fiscali, è tenuto a compiere le operazioni per il Catasto provvisorio (sempre nel 1813).[12]
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Via Risorgimento nella Frazione San Bernardo nel 1919.

In questi stessi anni si gettano le fondamenta di un lungo contenzioso che vedrà contrapporsi, da una parte, il comune e il popolo decollaturese, dall’altra le due grandi istituzioni ecclesiastiche a cui appartengono una parte cospicua dei terreni dell’antico tenimento di Decollatura: la mensa vescovile di Martirano e l’abbazia di S. Maria di Corazzo. L’amministrazione statale creata dai Francesi, infatti, sopprime istituzioni ecclesiastiche come l’abbazia di Corazzo e sequestra i beni appartenenti al vescovo di Martirano.
Questo cospicuo patrimonio (costituito dai territori delle località di Tornaturo, Bonomilo, Difesa Scuotola, Cantore, ecc.) per due terzi viene incamerato dal regio demanio e per un terzo viene concesso al comune. Tale concessione prevede la divisione del patrimonio in quote, e l’assegnazione di queste agli abitanti meno abbienti.
Con la restaurazione borbonica, nel 1815, la chiesa ottiene la retrocessione totale dei beni espropriati e solo una vigorosa azione rivendicativa del comune, nel corso dei decenni successivi, consegue (nel 1833, nel 1847 e, dopo l’Unità d’Italia, nel 1864 e nel 1867) che il terzo dei beni ecclesiastici previsti dai provvedimenti dell’amministrazione francese passi effettivamente al comune e successivamente venga quotizzata.[13]
Fine 1ª parte • Continua
 
 
  

NOTE
1. PIETRO BONACCI, Decollatura. Vicende sociali e religiose dal Seicento all’Ottocento, Grafica Reventino, Decollatura, 1982, pp. 22 sgg; MARIO GALLO, Decollatura nella Storia, vol. I, La Toponomastica, Grafica Reventino, Decollatura, 1982, pp. 33 sgg.
Forti perplessità sull’ipotesi relativa allo scontro fra Pirro e i Mamertini sono invece espresse da VANNELLA BUTERA che nei suoi studi ha evidenziato una scarsa attendibilità strategica e geografica dell’ipotesi citata.
AA.VV., Decollatura op. cit. p.16.
Una parziale stesura di questo lavoro è stata pubblicata, a puntate, su il Quotidiano della Calabria nei mesi di aprile e maggio 2002.
2. P. BONACCI, Decollatura, op. cit. pp. 22 sgg; M. GALLO, Decollatura op. cit. pp. 33 sgg;
3. Si tratta di due documenti, il primo del 1179, il secondo del 1225, pubblicati nel 1901, sui quali cfr. le osservazioni di M. GALLO, Decollatura, op. cit., pp. 36-37. L’autore ha anche ripubblicato i due documenti, cfr. ivi, pp. 176-179.
4. P. BONACCI, Decollatura, op. cit., p. 15; sull’andamento demografico della popolazione di Martirano, cfr. GUSTAVO VALENTE, Dizionario dei luoghi di Calabria, Framasud, Chiaravalle Centrale, 1973, alla voce.
5. P. BONACCI, Decollatura, op. cit., pp. 17-18.
6. Relazione ad limina di mons. Giovanni Battista Palemonio, vescovo di Martirano, redatta nel 1669, citata in P. BONACCI, Decollatura, op. cit. p. 18; sulle sei chiese rurali situate in montaneis locis, cfr. ivi, pp. 27-31.
7. Sulle citazioni delle relazioni di mons. Verardi e sull’opera di mons. Righetti, cfr. ivi, pp. 19-20.
8. Cfr. ivi, p. 20.
9. G. VALENTE, Dizionario, op. cit, alla voce.
10. Sull’erezione delle parrocchie sopra citate, cfr. P. BONACCI, Decollatura, op. cit., pp. 45 sgg. Sul documento di nascita dell’università di Decollatura, cfr. ARCHIVIO DI STATO, sottosezione di Lamezia Terme, Notaio Filippo Perri, 20 aprile 1802. Il documento è stato pubblicato in M. GALLO, Decollatura, op. cit., pp. 171-175.
11. I documenti di fondazione delle parrocchie di Adami, Cerrisi e Casenuove sono stati pubblicate in M. GALLO, Decollatura, op. cit., pp. 180 192. La rilevazione dell’estrazione sociale è invece nostra.
12. Ivi, pp. 17-19.
13. Sul complesso contenzioso tra comune di Decollatura e istituzioni ecclesiastiche cfr. P. BONACCI, Decollatura op. cit. pp. 83-157.