Decollatura: duecento anni di intensa storia.
Dal Fascismo ai nostri giorni

di FULVIO MAZZA
tratto da Storicittà N. 109

L’instabilità politica continua durante il ventennio fascista — Il Fascismo non porta a Decollatura quella stabilità politica che si attendeva. In quegli anni, difatti, l’istituzione del regime podestarile avrebbe dovuto portare ad una maggiore stabilizzazione amministrativa.
Nella cittadina del Reventino, invece, i contrasti fra le personalità più in vista delle varie frazioni, generano una forte frammentazione della gestione municipale. Nel decennio tra il 1910 e il 1920 un lungo periodo di stabilità della vita comunale aveva visto come protagonista il sindaco Eugenio Adamo, di estrazione liberale; il decennio successivo vede invece alla guida del comune Angelo Grandinetti, prima in qualità di sindaco, poi, dal 1927 e fino all’ottobre del 1929, come podestà. Grandinetti, che aveva vinto le elezioni comunali del 1920 alla guida di una lista di ex combattenti (era segretario della locale sezione ex combattentistica), aderisce in seguito al fascismo fino a divenirne l’esponente locale più in vista. Il medesimo podestà è poi costretto alle dimissioni per un grave dissidio che lo ha contrapposto al commissario daziario.
A partire dalla fine del podestariato Grandinetti si succedono alla guida del comune una decina tra commissari prefettizi e podestà. Fra i pochi che segnano una certa positiva controtendenza di stabilità amministrativa va citato Francesco Butera che — nominato nell’ottobre 1939 — mantiene la carica anche nel periodo immediatamente successivo alla caduta del regime.
La forte discontinuità che caratterizza la gestione della vita comunale degli anni Trenta trova la sua motivazione in due fattori di rilievo: il primo è lo scontro tra i diversi segmenti della classe dirigente (alimentato da campanilismo di frazione); il secondo è la crisi economica generale (che aveva decurtato i fondi disponibili per opere pubbliche comunali e depresso le attività agricole locali in grado di produrre per i mercati esterni).
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La proclamazione dei fasci di combattimento a Decollatura.
La prassi della mancanza di pubblicità delle lotte di potere, inevitabile in un sistema in cui le libertà civili e politiche erano state soppresse dalla dittatura fascista, assume un carattere del tutto esiziale per gli interessi del paese, come si verifica a metà degli anni Trenta, quando di fronte al provvedimento di trasferimento della pretura da Serrastretta a un comune da scegliere tra Decollatura e Soveria Mannelli, le liti tra le frazioni della prima determinano la scelta definitiva a favore della seconda.[22]
La difficile ripresa democratica — La situazione non muta, sostanzialmente, con la caduta del regime, poiché le forze antifasciste tardano, e non poco, ad organizzarsi. Ad un mese di distanza dalla dissoluzione del PNF, a Decollatura viene nominato commissario prefettizio Riccardo Adamo, già podestà nei primi anni Trenta nonché ex segretario della sezione fascista locale, che rimane a lungo alla guida del paese. Solo a partire dal febbraio del 1945 si hanno informazioni certe sulla consistenza delle forze politiche antifasciste costituitesi localmente. È significativo che la forza politica più cospicua risulti, a quell’epoca, il PCI con 105 iscritti, la seconda forza politica, quanto a consistenza, è la Democrazia del lavoro che — appoggiandosi alla massoneria — conta 70 aderenti. Segue la DC con 45 iscritti.
Il successo comunista era per certi aspetti scontato in una cittadina di forte presenza contadina e bracciantile, poiché il partito si presentava alle classi subalterne sull’onda della forte sollecitazione alle lotte contadine per la terra alimentata dai decreti emanati dal leader comunista calabrese Fausto Gullo.
La scarsa presa iniziale della DC testimoniava, invece, il ritardo con cui le forze che contavano in campo nazionale nel postfascismo — in primo luogo la chiesa — si muovevano sul piano locale.
Un’altra consistente parte del ceto popolare si orienta verso il partito socialista (allora Partito socialista italiano di unità proletaria) mentre un settore sensibile del ceto borghese della cittadina, aderisce alla Democrazia del lavoro.

Comunque, nel corso del 1945 risulta costituito il Comitato di liberazione nazionale (l’organismo di coordinamento politico tra i partiti antifascisti). Nel novembre del 1945, il CLN designa come sindaco il comunista Giovanni Gigliotti, un giovane insegnante elementare. Per lui votano anche i rappresentanti della DEMOCRAZIA CRISTIANA e del PSIUP, mentre contro si esprime la Democrazia del lavoro.

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Decollatura, anni Trenta. Una colonia fascista.
Nella primavera del 1946 viene eletto il Consiglio comunale. Mostrando di aver ben recuperato il deficit iniziale, la parte del leone la fa la Dc, che conquista ben 7 consiglieri. Gli eletti del Pci sono 4; altrettanti quelli dell’Uomo qualunque, i consiglieri della Democrazia del lavoro sono 2; 1 seggio ottiene il PSIUP. Coerentemente a quanto avviene nel governo nazionale, il Consiglio comunale elegge una giunta espressione del CLN; essa è composta da democristiani, comunisti, socialisti e demolaburisti. Sindaco diviene Carlo Bonacci.
Altrettanto coerentemente il risultato del referendum istituzionale del 2 giugno successivo che vede la vittoria della Repubblica (con 1.525 voti) sulla Monarchia (con 1.231 voti). In tale successo un contributo determinante viene fornito da don Luigi Costanzo: un’assai interessante figura di letterato popolare e antifascista che convince molti democristiani alla scelta repubblicana.
Continuità e discontinuità nell’età repubblicana — La giunta di unità antifascista del 1946 viene messa in crisi dalle vicende nazionali, che vedono verificarsi la rottura tra la DC e i partiti laici di centro, da una parte, e le sinistre (comunisti e socialisti), dall’altra. Nel febbraio del 1948, perciò, viene eletta una nuova giunta di orientamento di centro–destra, con sindaco Antonio Gigliotti.
Due anni dopo il Consiglio comunale viene sciolto per la scarsa partecipazione di molti suoi membri; viene quindi nominato un commissario prefettizio che rimane in carica fino alle elezioni del 1952.[23]
Nel successivo mezzo secolo di vita repubblicana il sistema politico locale funziona secondo le regole dell’alternanza. Attorno alla DC ed al PCI si realizzano, rispettivamente, coalizioni dei partiti centristi (PSDI, PRI e PLI) e di sinistra (dal PSI alle formazioni della Nuova sinistra). L’elettorato decollaturese ha quindi mostrato di voler affidare la guida del comune alle opposte coalizioni di partito per più consiliature nel segno della sostanziale stabilità politica. Così, negli anni Cinquanta e Sessanta, sono stati la DC e i suoi alleati a reggere, senza sostanziali discontinuità, la vita comunale. Analogamente, negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, Decollatura è governata da coalizioni di sinistra.[24]
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La tragedia della «Fiumarella».
L’unica sostanziale eccezione è stata la consiliatura apertasi con le elezioni del 1980 che ha visto un temporaneo ritorno della Dc, guidata da Eugenio Adamo, poi divenuto sindaco. Dopo tale parentesi è seguito un nuovo ciclo politico amministrativo guidato dal PCI (poi PDS) e dal suo leader locale Luciano Molinaro. L’aver garantito uno sviluppo edilizio-turistico sostanzialmente ordinato, è il maggior merito che va attribuito al ceto politico di questi ultimi decenni.
Collegato all’esigenza di una migliore scolarizzazione, è uno degli episodi più drammatici della storia cittadina: la tragedia del 23 dicembre 1961 quando, nei pressi di Catanzaro, in seguito ad un drammatico incidente di una vettura ferroviaria, perirono ben trentuno decollaturesi, quasi tutti studenti. Un episodio tragico per numerosissime famiglie della cittadina, ma funesto anche per l’intera collettività del Reventino: con i tanti giovani morti nell’incidente perisce anche un’importante parte di quella che sarebbe dovuta divenire la successiva classe dirigente di Decollatura. Anche con l’obiettivo di non determinare nuovi drammi del genere, negli anni successivi nascerà a Decollatura il Liceo scientifico; dapprima come sezione del Siciliani di Catanzaro, e poi come istituto autonomo intitolato al citato Costanzo.
Il problematico presente della cittadina — Dal 1999 rinasce l’instabilità amministrativa. La lista civica di centrodestra Paese Mio che — sotto la guida di Mario Perri, vince le elezioni nel 1999 — rimane vittima di faide interne che determinano lo scioglimento degli organi democratici comunali. Con scarso senso dell’opportunità politica, la prefettura nomina, come commissario straordinario, un funzionario, Mario Magno, che sino a poco tempo prima aveva rivestito «in rappresentanza del Psi» altri importanti incarichi amministrativi. Benché con minore forza, la storia si ripete alle elezioni del 2001. Vince nuovamente Paese mio; Perri viene rieletto sindaco. Quello del riproporsi dell’instabilità interna è un fattore che (unito ad una quasi naturale scarsa propensione che la giunta mostra verso la fattiva attività amministrativa) determina diversi empasse nell’azione di governo cittadino. Ma, bisogna riconoscerlo, anche la società civile e le formazioni politiche locali, con la sola eccezione di RIFONDAZIONE COMUNISTA (e, ma molto più parzialmente, dei DS e di FORZA ITALIA), non svolgono un’attività di stimolo particolarmente consistente.
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Decollatura (1947) - Via Veneto
Un attivismo che invece, su versanti tutt’altro che positivi, sta mostrando oggi la delinquenza organizzata che — in una generale colpevole scarsa attenzione delle forze politiche e di scarsa efficienza ed efficacia delle forze dell’ordine e della magistratura — porta avanti una pericolosa strategia di intimidazioni e di attentati. Che si tratti invece di azioni affatto da sottovalutare lo si evince anche dalla qualità delle stesse: fra le vittime delle azioni intimidatorie vi è difatti da annoverare anche lo stesso sindaco Perri.
Il futuro di Decollatura: l’oro verde — La cittadina spegne la sua duecentesima candelina presentando una doppia, contraddittoria prospettiva che si riconduce ad un unico fattore: l’oro verde.
È il turismo, difatti, il presente e — soprattutto — il futuro della cittadina del Reventino. Un settore economico che si avvale di boschi fitti e poco antropizzati; di paesaggi meravigliosi, di percorsi (pedonali e ciclabili) suggestivi. Ottima è anche la struttura ricettiva — soprattutto, ma non solo, nel villaggio Gesariello — formata da diversi alberghi e da numerosi agriturismi e ristoranti (ma anche da modernissimi impianti sportivi) che spesso sanno anche puntare sulle prelibatezze locali: funghi, castagne, fragoline di bosco, ciliegie.
Un oro verde che però è intaccato da scarsissime attenzioni delle pubbliche amministrazioni (valga per tutti l’esempio della patata e della soppressata che godono di un prestigio e di riconoscimenti e certificazioni formali; ma che scontano un generale disinteresse proprio da parte del Comune e della Comunità montana).
Un oro verde che, in senso più ampio, è caratterizzato anche da un discorso culturale che vanta tradizioni consolidate nei più vari campi. Bastino per tutti i nomi del poeta Michele Pane, dell’editore Vittorio Bonacci, del musicista Giuseppe Scalzo, del giurista Antonio Butera. Risalendo un po’ di più nella storia, vanno ricordati i già citati Costanzo, Cianflone e Stocco; nella contemporaneità, va invece evidenziata soprattutto la figura di alto funzionario dello Stato esercitata per molti anni da Emanuele De Francesco.
Ma non finisce qui. Notevoli attrattive culturali sono rappresentate dalle opere artistiche (dipinti, chiese, architetture civili) di alto livello.
Un oro verde che, però, è misconosciuto. Sul lato culturale va difatti notato che, al di là di qualche manifestazione effimera (relativa soprattutto a Pane) e di specifiche iniziative dovute essenzialmente alla passione di singoli intellettuali — vedi il caso di Giuseppe Musolino con il Museo della terra nostra — l’impegno culturale è assai trascurato. Valgano per tutti gli esempi dello stesso museo, adesso nel dimenticatoio, e del cippo al generale Stocco, oggi abbandonato fra i rovi.
E valga, ancor di più, l’esempio di questo bicentenario che è stato totalmente ignorato. Al di là di qualche fuoco d’artificio, di qualche paillette e cotillon, nessuna pubblica amministrazione ha ritenuto di dover ricordare seriamente l’importante avvenimento.
Sul lato ambientale va invece evidenziato il pericoloso inquinamento progressivo che prende il nome di elettromagnetismo, di amianto, di sporcizia consistente e diffusa e — da alcuni anni — di processionaria. Un inquinamento che, tutto sommato, non essendo di dimensioni eccezionali sarebbe dunque facilmente risolvibile. Ma che — considerato lo scarso senso della pulizia delle pubbliche amministrazioni — rischia progressivamente di assumere consistenze molto preoccupanti.[25]
 
 
 

 
 
NOTE
22. ASCZ, Gabinetto di Prefettura, b. 325, 1926-1943, carte sciolte.
23. IVI, 1943-1955, carte sciolte.
24. Dal 1945 al 1980, breve cenno politico-amministrativo, in AA.VV., Decollatura, op. cit. pp. 160-164, 175-177.
25. Per un errore materiale, un segmento della citazione della nota n. 1 (relativa ad uno studio di Vannella Butera) è risultato parzialmente carente. È stato dato, difatti, per integralmente citato un testo che è stato invece interamente citato solo alla nota n. 16. Ripetiamo qui di seguito la citazione integrale scusandoci con l’autrice e con i lettori. Redazionale «Decollatura origini» in AA.VV., Decollatura e Motta S. Lucia, Grafica Reventino, Decollatura, 1980.
In conclusione del presente lavoro, l’autore sente di dover ringraziare il prof. Fausto Cozzetto per la revisione dei testi e per la fornitura delle fonti archivistiche, la dott.ssa Lydia Epifani per la revisione editing ed il dott. Santino Pascuzzi per i preziosi suggerimenti.
Le fotografie sono state tratte dal volume «Decollatura, attimi nel ’900» di Massimo Pargalia, Edizioni Cronache Italiane.