I beni della famiglia Stocco in un inventario del 1833

di FRANCESCO RAFFAELE
tratto da Storicittà N. 123

In conseguenza della morte del cavaliere don Antonio Stocco avvenuta il 6 ottobre 1833, la mancanza di un testamento, o il non rinvenimento di esso, spinse gli eredi a commissionare l’inventario dei beni esistenti nelle tre residenze di Decollatura, Gizzeria e Nicastro di proprietà del defunto.
Gli eredi erano i sette figli avuti dal matrimonio con donna Maria Giuseppa Caputo predefunta: Giovanni, Francesco, Diana, Faustina, Angela Antonia, Teresa, Saveria. Alla compilazione dell’inventario, che si svolse tra il 17 e 19 dicembre, furono presenti: don Giovanni; don Francesco per sé ed in qualità di procuratore speciale delle sorelle Antonia, Teresa e Saveria; don Giuseppe de Piro del fu Muzio, domiciliato in Rogliano con la qualità di procuratore speciale della moglie donna Diana; don Francesco Falvo del fu Giacinto, regio notaio certificatore, domiciliato in Nicastro, nominato per rappresentare l’assente donna Faustina, maritata con don Carlo Calvello; periti ed estimatori nominati e convenuti da ambo le parti.[1]
17 dicembre 1833 nel casino di Decollatura — Nel suddetto casino in Decollatura, rione Stocchi, dove abitava detto fu cavaliere Don Antonio, e dove finì i suoi giorni, ci siamo introdotti per una scala di fabbrica, chiusa fra due porte messe a tramontana, e siamo entrati in un gran salone dove non si è ritrovato verun mobile, ad eccezione di un cassone di legno castagna vuoto; abbiamo trovato due stipi incastrati nel muro, quali aperti nulla si è rinvenuto.
Siamo passati quindi nell’anticamera che prende lume da una finestra al mezzogiorno; ivi abbiamo ritrovato un orologio a pendola con cassa di noce, due tavoli di castagna.
Siamo poscia passati nella prima stanza a destra dell’anticamera che anche prende lume da una finestra al mezzogiorno, e nulla abbiamo rinvenuto.
Quindi siamo entrati nella seconda stanza seguente alla precedente che pure prende lume da una finestra al mezzogiorno ed abbiamo ritrovato una cassa vecchia di castagna, apertasi nulla si è rinvenuto; un tavolino vecchio di castagna, null’altro.
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Una veduta odierna della cappella privata
di casa Stocco ad Adami (Decollatura).
Poi siamo entrati nella terza camera seguente alla seconda, che prende lume egualmente da una finestra al mezzogiorno, abbiamo ritrovato un tavolino di castagna con tiratoio, in cui non si è rinvenuto nulla; sopra questo tavolino si è rinvenuto un servizio di caffè per dicedotto, con caffettiera, zuccheriera e lattiera corrispondente di terraglia dorate all’estremità e nel contorno; la tavola superiore di questo tavolino tirandosi indietro apre ad un tiratoio che nulla contiene. Più due altri tavolini di legno ceraso; ad ognuno di detti tavolini vi è un tiratoio, che apertasi nulla si è ritrovato. Un tondino di noce in cui vi sono quattro picciol tiratoi che nulla contengono; più due scanni di legno castagna; sopra detti scanni vi sono due tavole di castagna, un sofà di legno di faggio legato con vuda senza cuscini e senza coverta, tre sedie di faggio, un candeliero di rame gialla.
Terminata detta terza stanza, siamo ritornati alla precedente, da dove per mezzo di una scala di legno incassata, siamo saliti ed abbiamo trovato una stanza superiore per uso di cucina, a man sinistra della quale trovasi altra stanza con forni per cuocervi pane, ed a destra della cucina istessa, siamo entrati nelle soffitte della casa, ed avendole tutte osservate, si è trovato unicamente poche spighe di granone; nella cucina e nella camera del forno nulla si è rinvenuto.
Finita questa operazione siamo nuovamente discesi, e passando nell’anticamera siamo entrati in una prima camera a sinistra della camera a sinistra della medesima che prende lume da una finestra a mezzogiorno; ivi abbiamo rinvenuto due scanni di legno castagna; sopra degli stessi vi sono tre tavole di castagna; sopra dette tavole vi sono due materassi pieni di lana con veste di tela cotone colorata, più due scanni di ferro, più due stipi ad angolo di legno castagna ed abete per uso di cucina disarmati.
Siamo in seguito passati in un’altra stanza appresso della precedente col lume di due finestre, una al mezzogiorno e l’altra alla tramontana, ove abbiamo ritrovato i seguenti oggetti: quattro commò di legno ceraso con tre tiratoi per ognuno, tre tavolini a spontoniera uguali di legno ceraso, un tavolino alla mercantile di legno noce con tre tiratoi a chiave, quali aperti nulla si è rinvenuto; uno stipetto di legno noce dentro del medesimo vi sono due pezzi anche di legno noce, ripiegati in modo che spiegandoli costituiscono un picciolo altare, più sedie vecchie numero ventitrè di legno ceraso, un sofà vecchio e rotto di legno ceraso, con cuscini senza coverta, altro sofà di legno di faggio legato con vuda senza cuscini e senza coverta, una bragiera con piede di legno castagna con bragiera di rame, null’altro.
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Panoramica odierna del casino in Adami di Decollatura,
appartenuto alla famiglia Stocco.
Poscia siamo entrati in una camera appresso alla precedente, che prende lume da una finestra al mezzogiorno, ed è precisamente la camera di letto del prenotato fu cavaliere don Antonio Stocco, dove finì di vivere; abbiamo ritrovato i seguenti oggetti: un tavolino di castagna senza tiratoi, un commoncino a colonnella di noce (in cui) vi sono due tiratoi, ed uno stipetto con tavoletta per scrivere; aperti detti armadi nulla si è rinvenuto. Più un letto composto nel seguente modo: banchi e colonnetti di ferro che finiscono a padiglione con spalliera al capezzale ed ai piedi,  ed alla spalliera dei piedi vi è una cifra colle seguenti lettere C.A.S. circondata da una ghirlanda d’ottone, altro detto letto fino all’estremità della colonnetta, due materassi pieni di lana con faccia di tela cotone a fiamma, con due cuscini dell’istessa robba, due lenzuoli di tela, due guanciali di tela, una coperta di damasco giallo. Più una cassa di legno castagna; apertasi detta cassa si è rinvenuto un calzone di salga.[2]
Altra cassa consimile alla precedente e dell’istesso valore, apertasi la quale si sono rinvenuti quattro quadretti rappresentanti due i defunti sovrani Ferdinando I, Francesco I, uno sua Maestà la regina donna Maria Isabella, e l’altra sua altezza Reale il principe don Leopoldo; detti quadretti sono in carta con in stampa con vetri in avanti, e comicette di ceraso all’intorno. Più uno stipo di legno castagna; aperto detto stipo si è ritrovato un fascetto di carte, le quali riunite sono state numerate e cifrate da me notaio stipulatore in un foglio. Più in detto stipo si è rinvenuta una sciabola di ferro, con corrispondente fodero e corregge, una fascia di seta bianca con strisce rosse per uso di militare col corrispondente cingolo; e finalmente due pistole del calibro di mezza oncia. Da quest’ultima stanza siamo passati un una loggia contigua coperta, dove nulla si è rinvenuto. Da questa loggia per mezzo di un cateratto, siamo scesi in tre stanze sottoposte alle precedenti, dove nulla abbiamo rinvenuto ad eccezione di tre cassoni di castagna.
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Essendo risaliti nelle stanze superiori siamo usciti dal detto casino, e ci siamo introdotti in una casetta a pian terreno ivi prossima, che serve per uso di rimessa; ivi entrati abbiamo ritrovato due carrozze aperte usate, l’una alquanto vecchia, ma formata di tutti i pezzi necessari, l’altra migliore della precedente foderata nell’interno di panno bianco, e dipinta esternamente color verde.
Siamo passati quindi in un’altra baracca attaccata ad un picciolo giardino, composta in tutto di tre stanze a pian terreno, nelle quali nulla si è rinvenuto.
Usciti da detta baracca siamo passati in un grande magazzino situato nel casino sudetto, e precisamente sotto le camere già descritte; aperto detto magazzino ci siamo introdotti nella prima camera, dove abbiamo ritrovato grano germano; spontoni che contengono detto granone numero venti; tavole di noce numero cinque ciascuna, grano bianco di cattiva qualità. Da questa prima camera del magazzino siamo passati ad una seconda camera che serve anche per uso di magazzino, ed ivi abbiamo rinvenuto lino femminello in verga manne 60. Siamo quindi passati ad una terza camera seguente alla precedente che serve pure per uso di magazzino, ed ivi abbiamo ritrovato patate.
E non essendovi veruna altra cosa da inventariare abbiamo chiuso il presente atto, aggiornando il proseguo dell’inventario medesimo a domani dicedotto andante mese alle ore sedici.
Fine 1ª parte • Continua
 
 
 

NOTE.
1. Giovanni Battista Adami di Carlo negoziante, mastro Bernardo Adamo del fu Rosario sarto, domiciliato in Decollatura; don Giuseppe Gatti del fu Vincenzo orafo; maestro Giuseppe Notarianni del fu Raffaele falegname; mastro Giacinto Caligiuri del fu Giovanni Ferraro, domiciliato in Nicastro.
2. Segue elenco di indumenti personali del cavaliere, che si tralascia.