I beni della famiglia Stocco in un inventario del 1833

di FRANCESCO RAFFAELE
tratto da Storicittà N. 124

A seguito della morte di don Antonio Stocco, come già detto nella puntata precedente, gli eredi del defunto, tra il 7 e il 9 dicembre del 1883, fecero inventariare tutti i beni di famiglia. Dopo Decollatura, ecco le descrizioni riguardanti le proprietà di Falerna e Nicastro.
18 dicembre 1833 nel casino detto majolino — Abbiamo proceduto al proseguimento dell’inventario in questo casino detto majolino sito in territorio di Gizzeria, ove giunti tutti assieme, siamo entrati per una porta a tramontana, la quale metteva in una camera a pian terreno, dove abitano i coloni dei fondo contiguo; in detta camera nulla si è rinvenuto. Quindi siamo saliti per una scala di fabbrica scoverta, e siamo entrati in una camera superiore, che prende lume da due finestre al levante; nulla abbiamo ritrovato. Usciti da questa pare del fabbricato, ci siamo introdotti per una porta messa al levante in un magazzino attaccato al fabbricato medesimo; detto magazzino prende lume dalle cennata porta da un finestrino a ponente, ed ivi abbiamo ritrovato grano bianco, null’altro.
Da questo magazzino siamo passati per mezzo di una posa interna in un altro che vi è attaccato, e che prende lume da un finestrino a ponente; ivi abbiamo ritrovato cinque botti di legno castagna per uso di riporre vino, vuote. Più si è rinvenuto grano; null’altro.
E non essendovi verun’altra cosa da inventariare, abbiamo chiuso il presente atto, aggiornando il proseguo dell’inventario medesimo a domani diciannove andante mese alle ore sedici.
124-01
     Il casino di campagna della famiglia Stocco in località Majolino ora
     nel territorio di Falerna, ripreso negli anni ’60.
     Rimasto abbandonato per molti anni, l’edificio è stato completamente
     ristrutturato ed affiancato da nuovi edifici che ne hanno stravolto
     l’originaria bellezza.
      Da «Brutium», apr. - giu. 1982 n. 2 pag. 12.
19 dicembre 1833 nella casa in Nicastro — Abbiamo proceduto al prosieguo e compimento dell’inventario in questa casa sita in Nicastro, contrada la Piazza, ove siamo entrati per un picciolo portone a tramontana in un vaglietto coverto, e quindi per una scala di fabbrica scoverta, ci siamo introdotti per una porta a mezzogiorno, la quale mette in una sala dove nulla abbiamo rinvenuto; poscia siamo entrati in una camera contigua, che prende lume da due finestre a tramontana, ivi abbiamo ritrovata un tavolino a spontoniera di legno ceraso, un comoncino a colonnetta di legno noce; in detto buroncino ci sono tre tiratoi, quali apertasi nulla si è rinvenuto. Sul buroncino medesimi si trova specchio a vento di legno noce col corrispondente cristallo. Più un letto così composto: due scanni di ferro, due materassi pieni di lana con faccia di calmo e seta color verde e giallo, due lenzuoli di tela, due guanciali colli corrispondenti pieni, due coperte di lana bianca dette salernitane, un tondino di legno noce (in cui) vi sono tre tiratoi, quali aperti nulla si è rinvenuto; otto sedie di legno noce, un sofà di legno di faggio legato con vuda, null’altro.
Da questa altra stanza siamo passati in un’altra contigua oscura dove nulla si è rinvenuto; e poi siamo passati in un’altra stanza che serve per solo uso di cucina e che prende lume da una finestra a levante; ivi abbiamo trovato tre casseroli di rame, due caldarelli di rame, una tiella di rame, ed una caldaia di rame, più due tripiedi di ferro, due graticole di ferro, due padelle di ferro, e due spiedi di ferro.
Siamo quindi saliti per una scada di legno in un quarto superiore ed entrati nella prima stanza, che prende lume da una finestra a mezzogiorno abbiamo trovato quattro tavolini di castagna.
124-02
Busto del generale garibaldino
Francesco Stocco,
che fece costruire il casino di Majolino.
Fototeca Storicittà.
Siamo quindi passati in una altra stanza contigua che prende lume da due balconi a settentrione; ivi abbiamo rinvenuto casse numero tre di castagna; apertasi dette casse sì è rinvenuto quattro menzali per uso di tavola di tela bianca, salvietta dell’istessa robba numero 24, numero otto sedie di Serrastretta, null’altro.
Poscia siamo entrati in una terza stanza che prende lume da due balconi a tramontana, ivi abbiamo rinvenuto un tavolino di legno castagna, due casse d’abete; apertesi dette casse, in una si sono rinvenuti due orologi a ripetizione, una a cassa d’oro, e l’altra a cassa d’argento; nell’altra si sono rinvenuti dodici posate di ferro complete, cioè forchette, coltelli e cucchiai. Più due letti con scanni di ferro; sopra de’ medesimi vi sono sei tavole di abete, quattro materassi pieni di lana con fodere di tela color turchino e bianco, quattro cuscini dell’istessa robba anche ripieni di lana, quattro lenzuoli di tela corrispondenti a detti letti, due coperte dì lana bianca dette salernitane, sedie numero sei dette di Serrastretta, null’altro.

Quindi siamo entrati in una quarta stanza, che prende lume da una finestra e levante, ed ivi abbiamo rinvenuto sopra un tavolino vecchio di niun valore quattro bottiglie di cristallo bianco ed otto bicchieri anche di cristallo.

Da quest’ultima stanza siamo saliti né soffitti della casa, dove abbiamo trovato tomola venti granone, null’altro.
Discesi a basso nel vaglio scoperto ci siamo introdotti per una porta a mezzogiorno in una cameretta a pian terreno, che serve per uso di stalla; ivi abbiamo ritrovato due muli di manto morello.
Siamo in seguito passati in un magazzino messo a pian terreno, dove si entra per una porta che sporge al vaglio coperto, e che prende lume da una finestrina a mezzogiorno; ivi nulla abbiamo rinvenuto.
Da questo magazzino siamo passati ad altro magazzino contiguo oscuro, dove abbiamo ritrovato giarre numero tredici vuote, cioè sei grandi della capienza ciascuna di staia 25 olio circa, e sette piccole della capienza ciascuna staia 13 circa.
Siamo infine passati in un altro magazzino a quest’ultimo attaccato, e che prende lume da una porta ed una finestra a tramontana; abbiamo ritrovato tomoli 25 di grano bianco, null’altro.[1]
  
  
  
  

NOTA.
1. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI LAMEZIA TERME, Protocollo Notaio Giuseppe Astorino, anno 1833, ff. 367-396. Del lungo inventario si sono tralasciati i valori dei beni.