Il generale garibaldino Francesco Stocco

di CARMELO CALCI
tratto da Storicittà N. 184

Francesco Stocco[1] (Decollatura 1° marzo 1806 - Nicastro 8 novembre 1880), insieme a ben quattro suoi nipoti, figli del fratello Giovanni, Vincenzo,[2] Paolo,[3] Antonio, [4] ed Edoardo,[5] aderì al movimento di rivolta del 1848 e all’impresa garibaldina del 1860.
Francesco, dopo aver compiuto i primi studi nel Real Collegio di Cosenza, fu introdotto dal padre alla corte di Napoli, dove subito il re Francesco I, che l’aveva tenuto a battesimo, lo nominò cavaliere di corte con l’ordine di prestar servizio nel palazzo reale. Ma proprio la vita a corte del governo borbonico, dove la tirannide e la corruzione erano diffuse, lo disgustarono a tal punto da renderlo nemico. La convinzione dell’ostilità verso lo stato borbonico maturò ancor più dopo i massacri nella provincia di Cosenza del marzo e del luglio 1844 e quelli di Messina, Reggio Calabria e Gerace del 1847 e per la sua aperta avversione al regime, nel 1847, fu arrestato a Napoli insieme ad altri patrioti, tra cui Domenico Mauro, Carlo Poerio, Mariano Ayala, Francesco Trinchera, il barone Gaspare Marsico e il barone Francesco Guzzolini. Dei prigionieri Francesco Stocco fu l’ultimo ad essere liberato all’inizio del 1848, quando Ferdinando II promulgò la Costituzione.
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    Particolare della foto mosaico con gli eletti nel
    primo Parlamento italiano (1861, VIII legislatura).
    Accanto a Garibaldi si riconoscono, sotto, Giovanni
    Nicotera, e a sinistra  probabilmente Francesco
    Stocco.
Se così fosse, si tratterebbe della prima
    immagine conosciuta del generale decollaturese.
   Collezione Carmelo Calci.
Ritornato in Calabria, ebbe una parte di primo piano nella rivoluzione calabrese del 1848, guidando l’insurrezione che, il 27 giugno, fu domata nello scontro presso il fiume Angitola dal generale Ferdinando Nunziante. [6] In un rapporto della polizia borbonica si legge: «D. Francesco Stocco di Nicastro è stato e si può dire il principale, il più potente ed influente agitatore del distretto di Nicastro. Uomo ch’esercitava un potere cieco fra le masse, fu da queste ubbidito appena che fece sentire nel distretto che bisognava armarsi e combattere contro le Rege Truppe, in modo che riuscì egli a riunire il maggior numero degli armati che si portarono in Filadelfia, e che dopo si opposero alle Rege Truppe. […] Osservazioni: si ritiene generalmente che il Sig. Stocco fu il manubrio più solido della rivoluzione, in modo che se egli non avrebbe mosse le masse del distretto di Nicastro, composte da gente tutta armigera, la rivoluzione si sarebbe da se stessa spenta sul nascere».[7]
Il fallimento dei moti calabresi e la successiva repressione borbonica lo costrinsero prima a nascondersi e poi all’esilio, nel giugno 1849, dapprima a Malta e successivamente, nel 1850, nello Stato Sabaudo, a Genova e poi a Nizza, dove conobbe Garibaldi, prima della sua partenza per gli Stati Uniti. Dopo essere stato anche in Francia a Marsiglia nel 1854 ritornò a Genova. In questi ultimi spostamenti si incontrò con Mazzini e prese contatti con altre personalità di rilievo del nostro risorgimento.
La notte tra il 5 e il 6 maggio del 1860 partì da Quarto con i Mille.
Nell’ordine del giorno di Garibaldi del 7 maggio, scritto a bordo del Piemonte, è delineata l’organizzazione del corpo dei volontari che resterà nella storia come dei Mille, e il comando di una delle sette compagnie, la terza, è affidato a Francesco Stocco.[8] Dopo lo sbarco a Marsala, il 13 maggio in marcia verso Salemi, nella sosta presso la masseria Rampingallo, prima della battaglia di Calatafimi, la colonna garibaldina fu riorganizzata in due battaglioni costituiti da nove compagnie: il primo, composto dalle prime quattro, fu assegnato a Nino Bixio, il secondo con cinque compagnie a Giacinto Carini mentre il comando della terza compagnia, su indicazione dello stesso Stocco, Francesco Sprovieri.[9] Stocco si distinse a Calatafimi, dove rimase ferito gravemente da arma da fuoco al braccio destro e per questo ebbe la medaglia di argento al valor militare.[10] A Palermo Garibaldi lo nominò Colonnello e il 21 giugno lo mandò a Barcellona Pozzo di Gotto con un salvacondotto: «Tutte le autorità della Sicilia sono incaricate di porgere al Colonnello Francesco Stocco qualunque genere di soccorso e cooperazione potesse abbisognare nella delicata missione da lui assunta».[11] Dopo lo sbarco in Calabria il 21 agosto da Reggio Calabria scrive al nipote: «[…] Non so se hai o pur no ricevuto una mia lettera in dove ti diceva esser io sbarcato con Garibaldi ed ottomila uomini. Oggi sono in Reggio, ed i Reggi dietro buon combattimento ci hanno lasciati padroni della Città. Di più ti dico essersi eseguito un altro sbarco dei nostri sotto Scilla comandati dal generale Cosenz. È duopo perciò far onore al paese, mettervi in armi ed occupare Filadelfia, Curinga e Maida e nell’istesso tempo tagliare i telegrafi ad asta e rompere il filo elettrico ed immantinente darmene avviso per tutto far conoscere al Generale ch’è ansioso sapere cosa si fa costà e che desidera (come sempre vi dissi) che la rivoluzione lo preceda di qualche giorno par come si è fatto qui.
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Un  ordine  scritto  del 23 settembre 1860 del
2° Battaglione dei «Cacciatori della Sila» della
Divisione  comandata  dal Generale Francesco
Stocco.
Archivio Stocco, Decollatura.
Di più ancora dovete approvvigionare tutta la linea di Monteleone sino a Cosenza per non soffrire la truppa. Infine fate tutto quanto potete per accorare il paese ed a te come agli altri non manca amor proprio per capire l’importanza. Quante volte credi di dover trattare con Ufficiali Reggi ti dico che io potrei mandarti una autorizzazione di Garibaldi, ma non posso adesso perché troppo occupato. Puoi però assicurarli da parte mia che ne impegno la mia parola di onore per loro, che non solamente saranno rispettati i loro gradi, ma avanzati occorrendo. Sii sicuro di ciò! Finisco dicendoti che per scriverti questa lettera tanto necessaria mi ha costato una sofferenza immensa col braccio ed il carattere te lo dice … » [12]
Ecco cosa scrive il garibaldino Achille Fazzari in una lettera datata 21 ottobre 1907 a Roberto Mirabelli[13] a proposito di Stocco «…Il Borbone nel 1860, aveva stabilito a Monteleone un Campo di oltre 12 mila uomini per arrestare la marcia di Garibaldi su Napoli; ma la presenza in Calabria del Generale Stocco fece riunire di bel nuovo le massi calabresi come nel 1848, fra Maida, Filadelfia ed Angitola. Questi calabresi, comandati da Stocco ed armati, Dio sa come, e parte di essi con falce, scure ed altri arnesi agricoli, impedirono la ritirata alla colonna del generale Ghio, per congiungersi coi 4000 soldati che trovavansi a Cosenza comandati dal vecchio e buon Generale Cardarelli. […] le masse, ripeto, comandate da Stocco nella provincia di Catanzaro e quelle riunite da Donato Morelli nella provincia di Cosenza, nel campo di Agrifoglio, impedirono alle truppe borboniche il concentramento nel Salernitano. E si deve al Generale Stocco se a Soveria Mannelli il Dittatore poté fare quello splendido ordine del giorno, di gloria eterna per le abbandonate Calabrie, e la fulminea sua entrata in Napoli nel 7 settembre. Se il 1 e 2 di ottobre e durante l’assedio di Capua i calabresi si poterono distinguere, si deve al Generale Stocco. Ma egli era buono e modesto e l’opera sua patriottica, non fu apprezzata dai contemporanei, come meritava […]».
Dopo il disarmo dell’esercito borbonico del generale di brigata Giuseppe Ghio a Soveria Mannelli,[14] il 31 agosto alle 8 antimeridiane Garibaldi da Agrifoglio dettava a Donato Morelli, infatti, il seguente telegramma da trasmettere a Nicola Mignogna e a Giacinto Albini:[15] «Restate fermi e organizzate la vostra rivoluzione. Non fa bisogno venire con voi all’incontro. Sarò io che verrò quanto prima tra voi. Dite al mondo che ieri, coi miei prodi Calabresi, feci abbassare le armi a diecimila soldati, comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu di dodici cannoni da campo, diecimila fucili, trecento cavalli, un numero poco minore di muli e numeroso materiale da guerra. Trasmettete in Napoli e dovunque la lieta notizia. Addio. Parto per Rogliano».
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Francesco Stocco in una litograia
da Visalli (1893, pag. 81).
Ormai la strada per Napoli è sgombra; Garibaldi già il 28 agosto scriveva: «Si ordina al generale Francesco Stocco di formare una Divisione di volontari Calabresi e dirigerla verso Napoli. Per le spese tutte di diaria ed abigliamento, si servirà delle casse pubbliche della Provincia di Catanzaro»[16] e di conseguenza il 31 agosto i Capi Compagnia della Guardia Nazionale dei paesi della provincia di Catanzaro ricevono il seguente comunicato: «[…] volere del Dittatore Garibaldi che io lo segua con de’ battaglioni di volontari calabresi alla volta di Napoli, ove egli indirigge i vittoriosi suoi passi. All’arrivo quindi della presente Ella zelante per la causa della unità Italiana coll’opera, e colle parole, inviterà ed rincuorerà quanti volenterosi si mostreranno ad arruolarsi sotto tai battaglioni che saranno da me capitanati, facendo pubblicare tal mio ordino con degli avvisi al pubblico, ed aprendo nella casa del comune una lista dove ognun andrà a scrivere il suo nome, facendomi tenere la medesima accompagnata dagl’individui che ne faranno parte al più tardi sera di Domenica prossima. Ella porrà mente che qualunque ritardo o ritrosia a procurare di effettuarsi quanto di sopra ne potrà essere di gran danno, mentre mi giova credere che ogni buono Italiano patrocinerà la gran causa senza esitanza. Il Generale Governatore della Provincia Francesco Stocco».[17]
Il 4 settembre Garibaldi ratifica, con un telegramma inviato all’Intendenza di Catanzaro, la nomina di Francesco Stocco a Governatore il quale, però, lo stesso giorno emana un decreto di investitura per il nipote Vincenzo alla carica di Governatore della Provincia, preferendo proseguire per Napoli.[18]
La Divisione calabrese del generale Francesco Stocco era costituita da due reggimenti: il 1° di 974 volontari della provincia di Cosenza era comandato dal colonnello Giuseppe Pace, e il 2°, con una forza di 1186 volontari, dal colonnello Antonio Stocco. Quest’ultimo reggimento partì per Napoli in due scaglioni imbarcati a Sant’Eufemia.[19]
Facevano parte dello stato maggiore della Divisione Antonino Plutino, capo di stato maggiore, Ferdinando Bianchi, cappellano maggiore, Vincenzo Sprovieri, maggiore commissario di guerra; ufficiali di stato maggiore: Luigi Miceli, Alberto De Nobili, Raffaele Mauro, Vincenzo Carbonelli; ufficiali subalterni di stato maggiore: Argentino Carbonari, Domenico Damis, Alfio Merlino, Raffaele Piccoli, Leonino Viceprova, Francesco Sprovieri, Filippo Patella, Emanuele Nicolazzo, Angelo Oddo, Alessandro Toja.[20] Ai due reggimenti si unirono al Volturno anche i battaglioni di Damiano Assanti, di Benedetto Musolino e quello di Giovanni Nicotera.
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Ordine scritto da Giuseppe Garibaldi a Francesco Stocco del 28 agosto 1860,
per formare una divisione di volontari calabresi.
Archivio Stocco, Decollatura.
La Divisione Stocco si distinse nello scontro con l’esercito borbonico al Volturno, e anche per il valore dimostrato a Caserta Vecchia contro il generale Perrone; a seguito di ciò a Francesco Stocco fu confermato il grado di Maggior Generale dell’Esercito dell’Italia Meridionale con decreto del 16 ottobre 1860, firmato a Napoli da Garibaldi.[21]
Dopo l’unità d’Italia, il 5 gennaio 1862, fu integrato con lo stesso grado nel corpo volontari italiani e, il 27 marzo dello stesso anno, nell’esercito regolare italiano. Dal 10 aprile 1862 fu a disposizione del Ministero della Guerra e il 13 luglio ebbe il comando della Brigata Aosta, che lasciò quasi subito per motivi di salute. Collocato a riposo il 14 maggio 1863[22] si ritirò a Nicastro,[23] dov’era residente, nella casa di via Palazzo, prediligendo molto — soprattutto negli ultimi anni — la villa di campagna di Maiolino, contrada presso Capo Suvero, nel Comune di Gizzeria, prospiciente il mar Tirreno, dove amava ritirarsi e accogliere gli amici.
Francesco Stocco, dopo essere stato eletto nel collegio di Nicastro nell’VIII e IX legislatura, lasciò la vita politica attiva — mentre il nipote Vincenzo fu eletto anche nelle successive tre legislature — e il 4 dicembre 1890 ebbe la nomina a senatore del regno.
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La casa natale del generale Stocco a Decollatura,
dove ha pernottato Garibaldi nell’agosto 1860.
Archivio Stocco, Decollatura.
Nel 1874 Garibaldi,[24] ricordando i più valorosi dei Mille, tra i calabresi cita i nomi di Stocco, Sprovieri e Piccoli. Anche Pietro Ardito[25] si ricordò di Francesco Stocco nel suo studio critico sulle poesie di Alessandro Poerio, inserendo nella prefazione una dedica datata Spoleto dicembre 1877: «[…] E l’opere vostre sono scolpite nel cuore degli onesti, e non si cancelleranno; e le rivoluzioni del 1848 e del 1860, che v’ebbero a Duce nella nostra Calabria, e le feconde cospirazioni quand’eravate nell’esilio, e la spedizione di Marsala, e la pugna di Calatafimi, ove toccaste gloriosa ferita, sono ricordi imperituri. Il vostro nome è legato ai movimenti e alle gesta della Calabria, come quello del Poerio a tutto il movimento Napoletano; e io, ricordando ciò, non sento di fare un servile encomio, ché tanta bassezza ripugna all’animo mio, ed è offesa al vostro; ma sodisfo un sentimento spontaneo verso Voi, illustre concittadino e gloria della mia Nicastro».
Il generale Stocco morì alle ore 4 antimeridiane dell’8 novembre 1880 all’età di settantaquattro anni a Nicastro.[26] A Napoli, la sua morte fu ricordata dal senatore Giuseppe De Simone[27] con un discorso letto nell’assemblea generale dei veterani del 1848-1849, presieduta dal generale Francesco Matarazzo di Sambiase. L’anno successivo, il 5 marzo 1881, a Catanzaro nei pubblici funerali che si svolsero a cura della Provincia, Francesco Fiorentino lesse l’elogio funebre pubblicato nello stesso anno dal suo editore di Napoli Vincenzo Morano.[28]
 
 
 
 

NOTE.
1. F. FIORENTINO, Elogio funebre del Generale Francesco Stocco, Stab. Tip. Vinc. Morano, Napoli 1881; P. CAMARDELLA, I Calabresi della spedizione dei Mille, Officine Grafiche, Ortona a Mare 1910, pp. 59-72. C. CALCI, Un generale tra due rivoluzioni: Francesco Stocco, in Storicità XVIII, n. 175, Settembre 2009, pp. 4-7, e n. 176, Ottobre 2009, pp. 20-23; Ibidem, in Quaderni Storiografici 30, 2009, pp. 14-33.
2. Vincenzo Stocco (Feroleto Antico 3 ottobre 1822 – Portici 1 luglio 1893). Durante l’esilio dello zio Francesco organizzò il movimento liberale e insieme ai fratelli seguì Garibaldi dopo lo sbarco in Calabria.
3. Paolo Stocco combatté nel 1848 all’Angitola e morì a Napoli il 15 marzo 1908.
4. Colonnello garibaldino nel 1860 comandante il 2° Reggimento Cacciatori della Sila. Sposò in Inghilterra Luisa Tounshend Smith.
5. Capitano nei Cacciatori della Sila, dopo i fatti d’arme al Volturno, ebbe i gradi di maggiore e morì prematuramente nel 1863.
6. B. MUSOLINO, La rivoluzione del 1848 nelle Calabrie, Stab. Tipo-stereotipo F. Di Gennaro e A. Morano, Napoli 1903, opera postuma pubblicata dal nipote Saverio Musolino; G. MARULLI, Documenti storici riguardanti l’insurrezione calabra, Stabilimento Tipografico dell’Araldo, Napoli 1849.
7. ARCHIVIO DI STATO DI CATANZARO, Intendenza di Calabria Ultra, Polizia, b. 11, fasc. 412; V. VILLELLA, G. MASI, A. BAGNATO, Borghesia, clero e contadini dalla rivoluzione del 1848 al brigantaggio postunitario, in F. MAZZA (a cura di), Lamezia Terme. Storia cultura economia, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2001, pp. 151-154.
8. Anche a Talamone.
9. C. AGRATI, I Mille nella storia e nella leggenda, A. Mondadori, Milano 1933, pp. 233-236.
10. Nel rapporto di Francesco Sprovieri, datato Palermo 6 giugno 1860, al capo di Stato Maggiore G. Sirtori, nel combattimento di Calatafimi si distinsero oltre a Stocco anche Antonio Medicina, Ernesto Berti, Francesco Paolo Del Mastro e fra i calabresi Antonio Plutino, Vincenzo Sprovieri e il sottotenente Alessandro Toja (AGRATI 1933, op. cit., p. 597).
11. CAMARDELLA, op. cit., p. 67; M. DE LEONARDIS (a cura di), Epistolario, vol. V (1860), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, p. 310, n. XX.
12. ARCHIVIO FAMIGLIA STOCCO, Decollatura.
13. R. MIRABELLI, Calatafimi e Francesco Stocco, in «Camicia Rossa» VI, 6, 1930, pp. 123-126. Il 16 marzo 1913 tenne una conferenza nel Circolo calabrese di Napoli dal titolo «Francesco Stocco nella Storia del Risorgimento italiano» e nel
1923 al Circolo di cultura di Catanzaro.
14. Sembra che la notte tra il 29 e il 30 agosto, precedente il disarmo, Garibaldi pernottò nella casa natale di Stocco a Decollatura (B. ZAPPONE, Garibaldi in Calabria, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 1990, p. 123).
15. DE LEONARDIS 1988, Epistolario cit. pp. 226-227, n. 1774.
16. ARCHIVIO FAMIGLIA STOCCO, Decollatura.
17. Quella indirizzata a Giovanni Maria Cataldi comandante la compagnia di Sambiase è conservata dal pronipote Emilio Cataldi nell’archivio di famiglia.
18. A. CARVELLO, La società catanzarese nella crisi dell’unificazione: il plebiscito del 1860, in A. PLACANICA (a cura di), Civiltà di Calabria. Studi in memoria di Filippo De Nobili, Ed. Effe Emme, Chiaravalle Centrale 1976, pp. 59- 64. Anche Vincenzo Stocco, pur mantenendo l’incarico di governatore, prenderà parte ai fatti d’arme del Volturno.
19. ARCHIVIO FAMIGLIA STOCCO, Decollatura. Da un documento datato Nicastro 23 settembre 1860 firmato da Francesco Stocco sappiamo che uno dei contingenti partì con il brigantino Mungibello con circa ottocento volontari del 2° battaglione Cacciatori della Sila, costituito da sedici compagnie la 1ª di Nicastro con 123, la 2ª di Tiriolo con 58, la 3ª di Caraffa con 68, la 4ª di Carlopoli con 56, la 5ª di Filadelfia con 33, la 6ª di Feroleto Antico con 60, la 7ª di Sambiase con 60, l’8ª di Catanzaro con 84, la 9ª di Miglierina con 56, la 10ª di Nocera con 62, la 11ª di Conflenti con 37, la 12ª di Platania con 25, la 13ª di Martirano con 24, la 14ª di Curinga con 22, la 15ª di Decollatura con 11 e la 16ª di Maida con 8 volontari.
20. ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, sez. IV, eserc. Italia Meridionale, b. 137, b. 183; G. BOCA, Contributo della Calabria al Risorgimento Italiano. Periodo 1848-1860, Grafica Reventino, Decollatura 1982, pp. 234-237.
21. ARCHIVIO FAMIGLIA STOCCO. Già nominato Maggior Generale il 27 agosto 1860 con decreto Dittatoriale dal Quartier Generale di Mileto.
22. Nello stesso giorno fu insignito del titolo di commendatore dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. P. SCHIARINI, I Mille nell’esercito, in «Memorie Storiche Militari», fasc. V, Dicembre 1911, Tipografia Dell’Unione Arti Grafiche, Città di Castello 1911, pp. 79-80.
23. Praticamente, a parte il periodo giovanile, da quando lasciò la corte borbonica a Napoli, visse sempre a Nicastro. Un porto d’armi del 6 marzo 1848, conservato dagli eredi nella casa di Decollatura, dimostra che almeno già da quella data è residente a Nicastro. Ministero e Real Segreteria di Stato dell’Interno. Si permette al Signor D. Francesco Stocco di Nicastro attualmente dimorante ivi… di conservare in propria casa ed asportare il bastone animato da ferro e pistole d’arcione. È curioso che questa autorizzazione sia stata data poco prima dell’inizio l’insurrezione del giugno 1848 che vede appunto Stocco
uno dei protagonisti.
24. G. GARIBALDI, I Mille, Regio Stab. L. Lavagnino, Genova 1876, p. 6.
25. P. ARDITO, Alessandro Poerio e le sue poesie: studio critico, Stab. Tip. Perrotti, Napoli 1878.
26. Il piccolo sepolcro a piramide, rivestito di lastre di marmo, come ricorda l’iscrizione A / FRANCESCO STOCCO / IL NIPOTE GIOVANNI STOCCO, fu fatto costruire da Giovanni, figlio di Antonio Stocco, che era stato nominato erede universale da Francesco Stocco. Attualmente, il sepolcro, nel vecchio cimitero di Nicastro, versa in uno stato di particolare degrado e abbandono accentuato dall’occupazione dell’area a verde di rispetto da cappelle funerarie moderne.
27. G. DE SIMONE, Per la morte del generale Francesco Stocco, Ed. Mormile, Napoli 1880.
28. FIORENTINO, op.cit. La pubblicazione del filosofo di Sambiase fu ristampata nel 1912 dall’Officina Tipografica Vincenzo Gigliotti di Nicastro e la ritroviamo anche in G. GENTILE (a cura di), Francesco Fiorentino. Ritratti storici e saggi critici, G.C. Sansoni, Firenze 1935, pp. 238-255.