I preparativi e l’esito del Plebiscito del 21 ottobre 1860
nel Distretto di Nicastro

di LUCIO LEONE
tratto da Storicittà N. 186

Nella giornata del 19 agosto Garibaldi raggiunge la Calabria, sbarcando a Melito Porto Salvo dalla nave Franklin. Il 24 agosto, caduta Reggio, il Dittatore nomina il vecchio Antonino Plutino Governatore della città. La sua meta è Napoli. La marcia attraverso la nostra regione è rapida. L’entusiasmo della popolazione è forte, soprattutto tra i contadini.
Il nome del Diavolo Rosso, pronunciato a gran voce da tutti, riecheggia per i nostri monti e le nostre valli. Nei canti popolari, che presto cominciarono a diffondersi nelle nostre contrade, il suo nome è «Garbardu», o anche «Don Giuseppe ’u Ginirali».
Anche i preti lo acclamano, perché egli rappresenta l’uomo del riscatto per gli strati deboli della società calabrese e meridionale.
Nel Seminario di Nicastro gli studenti manifestano per lui, e insieme con loro ci sono anche alcuni dei docenti, tra cui il Sacerdote prof. Pietro Ardito.
186-01
   Un ritratto del Generale Francesco
   Stocco  (1806 - 1880),  all’epoca
   in  cui  prese  parte  all’impresa
   garibaldina.
   Da Visalli, pag. 81.
Il 28 e il 29 agosto è, rispettivamente, a Curinga e a Maida, dove raccoglie un gran seguito.[1]
Il 30 agosto c’è la resa delle truppe del generale Ghio, presso Soveria Mannelli. Indi, lungo il cammino per Cosenza, si ferma brevemente a Rogliano, dove promulga due decreti: uno per l’abolizione della tassa sul macinato e la diminuzione del prezzo del sale; l’altro per il libero e gratuito esercizio del pascolo e della semina nelle terre demaniali della Sila.[2]
Intanto, l’apparato militare e burocratico borbonico è in rapido disfacimento. I proprietari terrieri, non potendo più contare sull’appoggio delle istituzioni borboniche per la difesa delle loro proprietà dai contadini, passano anch’essi dalla parte della rivoluzione.
Con Garibaldi a Napoli, dal 7 settembre 1860, la Calabria è nelle mani dei Governatori da lui nominati: a Reggio, Antonino Plutino; a Cosenza, Donato Morelli; a Catanzaro, Vincenzo Stocco.
Uno dei primi provvedimenti presi dai Governatori fu l’abolizione o la modificazione dei decreti del Dittatore.
Presto vengono disattese le speranze del popolo. Cadono le promesse fatte ai contadini. Queste le cause che danno vita alla reazione popolare, come ad esempio a Crotone, a Lagonegro e a S. Giovanni in Fiore, che richiedono l’intervento delle truppe garibaldine, incapaci però di farvi fronte.[3]
Si arriva così, in un’atmosfera di generale malcontento, alla vigilia del Plebiscito.
Il 9 ottobre il Governatore della Provincia di Calabria Ultra Seconda, Vincenzo Stocco, spedisce al Sindaco di Nicastro, barone Francesco Stocco, facente funzione da Sotto Intendente, «un numero competente di stampe contenente il telegramma sull’appello de’ Comizi»,[4] vale a dire la convocazione degli elettori per il Plebiscito di annessione al Piemonte.
Francesco Stocco, per mezzo di corrieri, si preoccupa di distribuirli a tutti i «Regi Giudici, Sindaci e Capi della Guardia Nazionale» dei Comuni del Distretto di Nicastro.[5] Il clima, però, nella nostra regione non è affatto sereno, non è più quello festoso dei giorni del passaggio di Garibaldi. Il popolo si sente tradito.
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Particolare della lettera del Sotto Governatore di Nicastro, Francesco Stocco, al
Governatore della Provincia di Catanzaro. Sopra l’intestazione a stampa della
Sotto-Intendenza di Nicastro (a sinistra in alto), si legge:
«Italia e Vittorio Emanuele».
Ciò indica che, ancor prima dell’incontro a Teano  (26 ottobre 1860),  c’era la
volontà di unificare il Paese sotto la Corona dei Savoia.
Archivio di Stato di Catanzaro.
Pubblico qui un resoconto dei risultati locali del Plebiscito da parte del nostro Francesco Stocco, in qualità di Sotto Governatore della Provincia.
«Nicastro 25 Ottobre 1860 Signore.
Quantunque Ella con la Giunta centrale della Provincia potrà meglio, e con determinazione maggiore rilevare il risultamento della votazione del 21 corrente, sul saputo Plebiscito in questo Distretto, non è ozioso ch’io le tenga qualche ragione sopra gli elementi raccolti dai Sindaci de’ Comuni che mi dipendono.
E mi gode l’animo annunziarle, che la votazione suddetta fu ricca di suffraggi, e tutti affermativi.
Le insinuazioni, le istruzioni giornaliere ch’io incessantemente comunicava, a costo di strenue fatiche degl’Impiegati di questa Segreteria per difetto di tipi, i manifesti, e le predicazioni di uomini da senno, da me delegati nella bisogna han prodotto un mirabile effetto.
186-03
    l’unica fotografia rintracciata di
    Francesco Stocco, il quale fu
    uno dei maggiori artefici della
    «Spedizione dei Mille» in Calabria
    e braccio destro di Garibaldi.
      Collezione Carmelo Calci.
Ma convien notare però, che la volontà di ciascun votante, non fu in menoma parte coartata, ed il movimento affermativo fu assolutamente spontaneo; e ne fan pruova di ciò la esultanza, la gioia ed il pubblico generale entusiasmo nel festeggiare un giorno cotanto memorabile ne’ fasti della istoria di questa parte meridionale d’Italia.
Era in fatti degno di tali esultanze quel dì, perché il popolo si vide per la prima volta chiamato a dire, se vuole, o non vuole un Re; se gli piace o non gli piace una forma di Governo.
Quest’atto supremo di voler, e che la Divinità impresse nel cuore umano, non poteva esser ben capito da una Classe di gente che traea la vita nelle Foreste, e ne’ tugurii, e schiacciati dall’oppressione di un secolare dispotismo, ma le mie cure, e quelle di molti generosi Cittadini, giunsero a chiamare le menti, cosicché ognuno, come fuor di sé per la gioia, accorrea spontaneo all’urna dove si raccoglieano le cartole col motto del sì; e senza por mente all’urna con quelle opposte, gittava il suo scrupolo nella gran bilancia del popolo, per farla traboccare dal lato della Libertà, ed esacrare per sempre la schiavitù ed il ferro, sotto di cui sventuratamente giacemmo fin ora.
Lode sia dunque retribuita, non tanto a coloro, che non risparmiando fatiche e trapazzi si misero in giro per questo Distretto, per fare alle popolazioni il Supremo confronto, quanto alla docilità de’ miei Amministrati, ed allo sviluppo delle facoltà mentali, che han saputo scegliere tra i due estremi, quello che a sorti migliori li guidava.
E non ometto dirle, che il sesso Femineo anche vi accorrea ne’ punti dove si radunarono i Comizii, ed esternava atti di sentita doglianza, perché non era chiamato ad avvicinarsi a quella urna, che dovea formare la felicità, e la redenzione di uno stato che la Natura ha formato per dominar le genti.
Il Sotto-GovernatoreFr. Stocco».[6]
Il 26 ottobre 1860 (dunque il giorno seguente) a Teano c’è l’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Il Mezzogiorno viene consegnato ai Savoia.
 
 
I risultati del Plebiscito del 21 ottobre 1860 nel Distretto di Nicastro*
N.
Comune
Si
No
Totale per Circondario
1
Nicastro
2776
   
2
S. Biase
1370
   
3
Platania
582
   
4
Gizzeria
450
3
 
5
Martirano
566
   
6
Motta S. Lucia
339
1
 
7
Conflenti
629
   
8
Nocera
555
   
9
Falerna
524
 
7791
10
S. Mango
646
   
11
Serrastretta
1237
   
12
Decollatura
1104
   
13
Carlopoli
670
   
14
Soveria
454
   
15
Castagna
234
   
16
Feroletantico
447
   
17
Feroleto piano
257
 
5049
18
Gimigliano
1250
   
19
S. Pietro
684
   
20
Cicala
532
   
21
Maida
751
   
22
S. Pietro a Maida
477
   
23
Curinga
793
   
24
Cortale
933
   
25
Iacurso
291
   
26
Filadelfia
1052
   
27
Francavilla
315
8
 
28
Polia
453
21
7531
     
 
Totale 20371
*Archivio di Stato di Catanzaro.
 
 
 

NOTE.
1. F. DE FIORE, Monografia di Maida, Nicastro, 1894, p. 158.
2. ATTILIO PEPE, La marcia di Garibaldi in Calabria, in Atti del 2°Congresso Storico Calabrese, Napoli, 1961, p. 308.
3. ENRICA DE PALMA, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno d’Italia, in Atti del 2° Congresso Storico Calabrese, Napoli 1961, p. 224.
4. ARCHIVIO DI STATO DI CATANZARO.
5. Ibidem.
6. Ibidem.