La morte del generale Stocco avvenuta a Nicastro l'8 novembre 1880

di CARMELO CALCI
tratto da Storicittà N. 196

Francesco Stocco[1], quando lasciò la corte borbonica a Napoli, si trasferì a Nicastro, dove risulta residente. Un porto d’armi, infatti, del 6 marzo 1848, conservato nell’archivio Stocco di Decollatura, dimostra che almeno già da quella data è residente a Nicastro, «Ministero e Real Segreteria di Stato dell’Interno. Si permette al Signor D. Francesco Stocco di Nicastro attualmente dimorante ivi… di conservare in propria casa ed asportare il bastone animato da ferro e pistole d’arcione».
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Certificato di morte di Francesco Stocco.
Archivio Stocco.
È curioso che questa autorizzazione sia stata data poco prima dei moti del giugno 1848 che vedono appunto Stocco uno dei protagonisti alla guida dell’insurrezione che il 27 giugno fu domata nello scontro presso il fiume Angitola dal generale Ferdinando Nunziante[2]. Il fallimento della rivolta calabrese e la successiva repressione borbonica lo costrinsero all’esilio e soltanto nel 1860 poté ritornare in Calabria al seguito di Garibaldi, combattendo nella Campagna Meridionale che segnò la fine del regno delle Due Sicilie. Dopo la conferma nell’Esercito Meridionale con il grado di Maggiore Generale e dopo l’elezione per ben due volte nel Collegio di Nicastro nel primo Parlamento italiano (VIII e IX legislatura), rinunciò sia alla vita politica sia a quella militare, per ritirarsi nella sua città di Nicastro. Oltre alla casa natale di Decollatura, soprattutto negli ultimi anni, predilesse anche la sua villa di campagna di Maiolino, nel Comune di Gizzeria, dove amava ritirarsi e accogliere gli amici.
Il Generale Francesco Stocco si spense l’8 novembre 1880 a Nicastro nella casa di via Palazzo, ora via San Giovanni. Nello stesso palazzo abitava il fratello Giovanni (Nicastro 1800-1841), che sposò Letterina Tavano di Feroleto da cui ebbe nove figli (Vincenzo, Paolo, Antonio, Edoardo, Giuseppe, Maria, Giovanna, Giulia, Giuseppe). La morte lo colse alle ore 4 antimeridiane dell’8 novembre 1880 all’età di settantaquattro anni, come attesta il certificato di morte stilato il 9 novembre dall’ufficiale di Stato Civile, Antonio De Sensi, del comune di Nicastro[3].
Al funerale che si svolse in forma solenne il 9 novembre parteciparono con i loro stendardi i rappresentanti dei municipi di tutti i paesi del circondario e praticamente tutta la cittadinanza di Decollatura suo paese natale, come ci viene ricordato da una lettera scritta al fratello il 14 dicembre 1880 da un cittadino di Sambiase, che accorse ai funerali del generale garibaldino facendo la cronaca dell’avvenimento che restò nella memoria collettiva per la sua solennità: «[…] Intanto si avvicinò l’ora di condurlo in chiesa, si cominciarono ad avvicinare le varie congregazioni, il capitolo, un seguito di galantuomini, la società operaia con le loro bandiere, una gran quantità di fanciulli e fanciulle che portavano una bandierina ciascuno in mano con l’emblema del defunto, la soldatesca vestita in gran uniforme tutta sotto l’arme; e così incominciarono ad ordinare una bella e lunga processione, incominciando la musica di Maida in testa, le contrazioni in seguito, poi il capitolo che era seguito della musica di Sambiase, la quale si fece grande onore, appresso la soldatesca ordinata a marciare per quattro; la società operaia ben ordinata dai loro capi gruppi; in seguito galantuomini con grosse torcie in mano di poi in seguito della soldatesca vi erano otto sotto-ufficiali con una scialla bianca che li attraversava da una spalla al fianco, avvolto in forma di fascia e posto ad arma collo, questi portavano il cadavere entro la cassa mortuaria, che era coperta da una pezza di broccato, che ne tenevano i quattro fiocchi dell’ongoli quattro capitani, al disopra la cassa vi era il suo valoroso ferro ed un cuscinetto dove erano appuntate tutte le sue decorazioni, e vi erano ancora le spalline ed il biretto; il detto cadavere era accompagnato dalla musica nicastrese, e dei detti galantuomini; e finalmente quei detti fanciulli e quelle fanciulle sparse per tutta la processione.
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Disegno ricostruttivo della tomba del Generale Francesco Stocco nel
cimitero di Nicastro, come doveva essere nel suo stato originario.
Architetto Nicola Purri, 2011.
Oh fratello! La processione fu ordinata per la piazza delle frutta verso S. Domenico, di là fecero mezzo circolo a destra prendendo la piazza dei mercanti per andare al Duomo. La testa della processione era giunta quasi in chiesa ed ancora non si era distaccata dal suo portone, giunto poi che fu il cadavere al duomo dove vi avevano costruito un bello e altissimo catafalco nel mezzo del quale ci posero il cadavere; ai laterale vi erano scritte tutte le battaglie che aveva fatto; la chiesa era tutta guarnita a lutto, e si riempì di popolo di una tale maniera che non vi era dove potere posare un piede; il catafalco era tutto coperto di torce accese, e fumo d’incenzo che faceva una vera rimostranza patetica; durante il tempo che fecero le cerimonie in chiesa la soldatesca si fermò avanti la chiesa in fila arrango per due, con i loro superiori di avanti con il loro ferro sfoderato, fino pure il magiore, e si trattenniro finché si finirono le cerimonie e di poi quando fu tutto fenito in chiesa si riordinò la stessa processione per condurlo alla sua tomba; ma quando fu messa in cammino fu seguita da un gran numero di carrozze, alla testa di queste carrozze ve ne era una vestita a lutto, tirata da quattro cavalli, vestiti anch’essi a lutto; e quando poi furono giunti al ponte di S. Antonio, e si restituì la soldatesca con l’accompagnamento dei galantuomini indietro, e il resto del seguito condussero il cadavere al seporcro […]»[4]
Come si deduce dal racconto, il corteo funebre era talmente lungo che il feretro partendo dal palazzo Stocco, che è di fronte alla cattedrale, fu fatto passare invece per l’attuale via S. Giovanni in direzione della chiesa di S. Domenico per poi girare a destra e raggiungere la cattedrale.
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  Particolare del rilievo dell'area del vecchio cimitero di Nicastro sulla quale insiste la tomba
  di Francesco Stocco (evidenziato in rosso) eseguito dall'ing. Benito Chirumbolo nel 1958.
Archivio Stocco, Decollatura.
Il nipote Giovanni, figlio di Antonio Stocco, che era stato nominato erede universale da Francesco Stocco, provvide alla costruzione della tomba che accoglie le spoglie del generale garibaldino. Il sepolcro è costituito da una platea di m. 6 x 6 in grandi lastre rettangolari di marmo bianco, riquadrata da fascia molto bassa (larghezza cm 25), stondata ai lati, con colonnine di ghisa unite da catena che delimitano l’area, mentre al centro è una piccola piramide, a pianta rettangolare (m. 2,90 x 1,70), alta m. 2,01, anch’essa rivestita di lastre di marmo bianco, che presenta l’iscrizione su tre righe: A / FRANCESCO STOCCO / IL NIPOTE GIOVANNI STOCCO.
Il modesto sepolcro riflette la personalità di Francesco Stocco, mentre la forma piramidale ne sembra richiamare l’appartenenza alla massoneria. A Napoli, la sua morte fu ricordata dal senatore Giuseppe De Simone[5] con un discorso letto nell’assemblea generale dei veterani del 1848-1849, presieduta dal generale Francesco Matarazzo di Sambiase.
L’anno successivo, il 5 marzo 1881, a Catanzaro nella cerimonia funebre commemorativa che si svolse a cura della Provincia, Francesco Fiorentino lesse l’elogio funebre pubblicato nello stesso anno dal suo editore di Napoli Vincenzo Morano[6].
Attualmente il sepolcro, nel vecchio cimitero di Nicastro, versa in uno stato di particolare degrado ed abbandono, accentuato dalla presenza di cappelle funerarie moderne, poste tanto a ridosso da occultarlo. Malgrado tutto ci è stato possibile realizzare una ricostruzione grafica del sepolcro con la sua area di rispetto alberata, come doveva essere prima dell’affastellamento delle cappelle moderne intorno ad esso. Se ormai non è più possibile ripristinare la situazione originaria per dare dignità al personaggio e al luogo dov’era sepolto, all’Amministrazione Comunale di Lamezia Terme non rimane che spostare il sepolcro in un luogo più consono sempre nell’ambito dello stesso cimitero. Comunque la parte monumentale del vecchio cimitero di Nicastro necessita di una maggiore attenzione, evitando peraltro che l’area verde all’ingresso sparisca per dar posto a nuove sepolture che ne snaturano l’assetto urbanistico.
 
 

NOTE
1. C. Calci, Decollatura ricorda i suoi patrioti. Francesco Stocco, Grafica Reventino, Decollatura 2011.
2. B. Musolino, La rivoluzione del 1848 nelle Calabrie, Stab. Tipo-stereotipo F. Di Gennaro e A. Morano, Napoli 1903, opera postuma pubblicata dal nipote Saverio Musolino; G. Marulli, Documenti storici riguardanti l¹insurrezione calabra, Stabilimento Tipografico dell¹Araldo, Napoli 1849; G. boca, Contributo della Calabria al Risorgimento Italiano. Periodo 1848-1860, Grafica Reventino Ed., Decollatura 1982.
3. Archivio famiglia Stocco, Decollatura. Testimoni, oltre ad Antonio De Sensi, segretario delegato del sindaco, Giovanni De Sensi, Vincenzo Gatti, Salvatore Mancuso e Michele De Sando.
4. B. La Scala, «L¹eccezionale cronaca dei funerali del Generale Stocco a Nicastro nel novembre 1880», in Storicittà XVIII, n. 171, Aprile 2009, pp. 4-7.
5. G. De Simone, Per la morte del generale Francesco Stocco, Ed. Mormile, Napoli 1880.
6. F. Fiorentino, Elogio funebre del Generale Francesco Stocco, Stab. Tip. Vinc. Morano, Napoli 1881. La pubblicazione del filosofo di Sambiase fu ristampata nel 1912 dall¹Officina Tipografica Vincenzo Gigliotti di Nicastro e la ritroviamo anche in G. Gentile (a cura di), Francesco Fiorentino. Ritratti storici e saggi critici, G.C. Sansoni, Firenze 1935, pp. 238-255.