Spena ToninoL’infanzia è il periodo più bello e spensierato della vita di un uomo. Definita “l’età breve” dal più grande scrittore calabrese Corrado Alvaro in un suo romanzo. Gli occhi umidi di gioia nelle serate all’aperto sotto il cielo stellato e la luna luminosa, in quei luoghi dove anche da solo riuscivi a crearti compagnia: bastava trovarsi in mano i “babbocci” le famose figurine della Panini e il tempo volava via veloce.


Poi sopraggiungevano i compagni che portavano festosi un pallone e subito si dava vita ad una partita di calcio. Quei momenti, volevi farli durare il più possibile, perché più giocavi e più eri contento. La spensieratezza, l’allegria, lo stupore, i sapori e gli odori, il gusto della vita, le grida gioiose dei bambini che giocavano per le rughe del paese.
Non avevi paura nemmeno dei demoni. Nulla ti spaventava. Giocavi, e poi pensavi sempre a giocare, a rincorrere le poche macchine che transitavano per la strada. Infastidire i gatti, far scappare i cani e cacciare le lucertole. Poi, seguire il volo delle rondini in cielo e sentirti libero come loro.
Giungeva mamma che si affacciava dall’angolo della strada e ti diceva di tornare a casa, che era tardi ormai, e che da lì a poco sarebbe giunto papà il quale voleva trovarti a casa a vederti fare i compiti. E tu rispondevi dicendole: «Mamma, concedimi ancora cinque minuti, e ti prometto che rientro a casa, prima che papà faccia ritorno». Erano bugie, delle innocenti bugie. Il sole tramontava e tu eri ancori lì a giocare su quella strada non asfaltata, piena di polvere, stretta e corta, che ai tuoi occhi sembrava immensa.
Ah! I libri! I compiti! I quaderni! Il maestro! La scuola! Quest’ultima era situata in locali scuri e umidi, dove d’inverno si moriva di freddo e in primavera si soffriva il caldo. Il maestro era molto duro e severo con noi alunni indisciplinati e vivaci, ci obbligava a stare in silenzio e chi non studiava veniva punito con la “bacchetta” che quando impattava sulle mani faceva davvero male, tanto male.
A volte, per punizione ci sistemava dietro la lavagna, ci costringeva a inginocchiarci sui chicchi di grano. Che tempi! Che severità! Che mentalità! E con chi ti lamentavi? Con nessuno potevi farlo, e... se ne accennavi a casa, ne prendevi ancora. Quindi, conveniva starsene zitti... e se era possibile nascondere i segni.
A quella età si vivono straordinarie ed indimenticabili emozioni che ti faranno compagnia per il resto della tua vita.